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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 4 febbraio 2021

 

Un'alleanza senza 5S rivedrebbe le riforme del processo. Più spazio per le cause affidate agli avvocati: il modello Cnf è diffuso all'estero e può far breccia in un premier "europeo". Come sarebbe la giustizia di un governo Draghi? Domanda forse impropria. Non si sa qual è il governo, né da quali forze sarà sorretto. Però si può ragionare sui dati disponibili. Pochi.

Ad esempio, sul trauma originario della svolta, l'uscita di scena di un guardasigilli intransigente in materia penale come Bonafede. Chi più lo ha avversato, dalla Lega a Italia viva, già invoca una "grande riforma della giustizia". Da dove può partire? Da una "diversa prescrizione", di sicuro. Non foss'altro perché il lodo Annibali è già in pista come emendamento al milleproroghe e, se andasse male, pure in commissione Giustizia, sempre alla Camera, sotto forma di modifica al ddl penale. Si tratta di capire se il Pd convergerà sulla svolta dopo averla auspicata.

Dal Nazareno, chi segue la partita sulle riforme del processo spiega: "Già prima che naufragasse il tentativo per un Conte ter, Orlando aveva proposto un timing stringente sulla riforma penale, con eventuale congelamento del blocca- prescrizione in caso di ritardi nell'approvazione del ddl. Ma lì si trattava di un estremo compromesso coi 5 stelle. D'altra parte", ricorda la fonte dem, "già a Bonafede avevamo detto che sarebbe stata necessaria una soluzione più efficace rispetto al lodo Conte bis. Credo che ora si debba ragionare sul serio di un limite certo ai processi troppo lunghi".

Sembra l'eco di tormenti ormai superati. Probabile che, al di là di un "congelamento" della norma voluta dai 5 stelle, si possa discutere a breve anche di prescrizione del processo. Ipotesi avanzata già due anni fa dal Cnf, con Andrea Mascherin, poi rilanciata senza successo dal Pd: in pratica, sarebbe prevista una improseguibilità del giudizio penale qualora, dopo la sentenza di primo grado, si arrivi a una durata irragionevole.

Di fatto la svolta sulla prescrizione è il primo livello. A cascata ne seguirebbero altri. Verrebbero meno le misure inserite nel ddl sul processo a compensazione della norma Bonafede. Come le sanzioni ai giudici in caso di deposito tardivo della sentenza. Sarebbe anche il modo per evitare una frattura con l'Anm. Disinnescata la mina prescrizione, verrebbero accantonate anche ipotesi molto sgradite all'avvocatura: ad esempio la norma che impone al difensore di ottenere un nuovo specifico mandato per ricorrere in appello.

Ma la vera novità potrebbe riguardare, sempre in campo penale, un ricorso più coraggioso ai riti alternativi. Nella riforma Bonafede si innalza, è vero, a 8 anni la pena massima per la quale è possibile il patteggiamento. Poi però dal catalogo dei reati per i quali si può patteggiare vengono escluse molte fattispecie, tanto da rendere insignificante l'estensione di partenza. Più difficile che si trovi il modo, in un'esperienza di governo del tutto particolare e dall'orizzonte temporale incerto, per mettere mano alle depenalizzazioni.

Una vera e interessante apertura potrebbe verificarsi nella riforma del processo civile, ritenuta cruciale per il Recovery ma impantanata al Senato. Sul tavolo ora c'è anche la proposta dell'avvocatura: il Cnf ha chiesto di riscrivere il Piano di ripresa con un maggior ricorso alla giustizia alternativa e complementare, da preferire all'immissione dei magistrati onorari a tempo. È la strada per smaltire davvero l'arretrato, spiega la massima istituzione forense nel modello sottoposto al governo ma, almeno finora, non tenuto in considerazione.

Si propone di rafforzare, con incentivi e detrazioni fiscali, le soluzioni alternative delle controversie (come la mediazione), e di affidare le cause pendenti da troppo tempo alle camere arbitrali istituite presso gli Ordini forensi. Uno schema aperto, libero dal pregiudizio secondo cui il contenzioso va tenuto sempre e comunque sotto la sfera di controllo della magistratura, che è molto diffuso nei sistemi anglosassoni e verso il quale un premier "europeo" come Draghi potrebbe mostrare dunque grande interesse.

Meno accessibile è una svolta sul carcere. La riforma Orlando del 2017 rischia di restare nel cassetto anche qualora la legislatura arrivasse a scadenza naturale. Diverso il discorso per la riforma del Csm, che contiene anche aspetti implicitamente legati all'efficienza. Anche se allo stato pare complicatissima la strada, indicata dal centrodestra, di un sorteggio temperato per l'elezione dei togati. Il Pd non è d'accordo. Si dovrà capire in che modo una coalizione cosi eterogenea quale sembra intravedersi possa fare sintesi su una materia di fatto costituzionale come l'ordinamento giudiziario. E certo prima ancora si dovrà capire se l'entusiasmo suscitato ora da Draghi si tradurrà davvero in un governo capace di fare le riforme.