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di Grazia Longo


La Stampa, 20 luglio 2021

 

Per l'Anm sono 150mila i fascicoli che con la riforma non arriverebbero a sentenza. Decine impigliati nella rete di una giustizia troppo lenta.

La prescrizione, così come stabilita dalla riforma della ministra della Giustizia Marta Cartabia rischia di affossare molti processi. L'Associazione nazionale magistrati lancia l'allarme e dichiara che "sono 150 mila i processi a rischio". Ma vediamo, nel dettaglio, in cosa consiste la nuova norma. Viene confermata l'attuale disciplina, che prevede lo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado (sia in caso di condanna sia in caso di assoluzione).

Inoltre, si stabilisce una durata massima di due anni per i processi d'appello e di un anno per quelli di Cassazione. È prevista la possibilità di una ulteriore proroga di un anno in appello e di sei mesi in Cassazione per processi complessi relativi a reati gravi (per esempio associazione a delinquere semplice, di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, violenza sessuale, corruzione, concussione). Decorsi tali termini, interviene l'improcedibilità. Sono esclusi i reati imprescrittibili (puniti con ergastolo). La riforma sulla prescrizione punta a non sforare i tempi degli iter processuali. È, insomma, una clausola di garanzia contro i processi-lumaca. Ma il presidente dell'Anm Giuseppe Santalucia è preoccupato: "Con la riforma la sentenza di primo grado cadrà nel nulla e l'accertamento penale sarà definitivamente precluso. E ciò, si badi, senza che il reato sia stato estinto dalla prescrizione, dal decorso del tempo. Il diritto alla durata ragionevole dei processi, che certo va assicurato e tutelato, deve essere più attentamente bilanciato con l'interesse collettivo all'effettività della giurisdizione penale".

Il disastro di Viareggio: La prescrizione poteva scattare ancora prima - L'incidente ferroviario si verificò nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2009 alla stazione di Viareggio: l'esplosione a causa del gpl trasportato da un treno merci deragliato invase i quartieri vicini allo scalo della città della Versilia. Il bilancio fu di 32 morti e 35 feriti. Ma sono stati dichiarati prescritti gli omicidi colposi per la strage di Viareggio a seguito dell'esclusione dell'aggravante della violazione delle norme sulla sicurezza nel lavoro. La decisione è stata presa dalla Cassazione rinviando alla corte d'Appello di Firenze la riapertura dell'appello bis anche per l'ex ad di Fs e Rfi, Mauro Moretti. Essendo un processo lungo, se fosse stata in vigore la riforma Cartabia la prescrizione sarebbe scattata ancora prima.

Strage di Rigopiano: Udienze rinviate 12 volte, proteste delle parti civili - Ad alto rischio è anche l'iter per il processo di Rigopiano, la strage nel resort seppellito da una valanga ai piedi del Gran Sasso, il 18 gennaio 2017, che conta 29 morti. In tre anni e mezzo si sono susseguiti ben dodici rinvii per la conclusione dell'udienza preliminare. Le proteste non sono mancate anche a suon di carte bollate: tantissimi gli appelli di familiari e avvocati. Ma tra scioperi degli avvocati e slittamenti legati all'emergenza Covid, è stato tutto un procrastinare nel tempo. Visti i ritardi attuali è difficile che il processo prenda un'accelerazione. Lo striscione delle famiglie delle vittime è inequivocabile: "Dodici udienze e dodici rinvii".

Ndrangheta: Alla sbarra 325 imputati, difficile rispettare i tempi - Il processo "Rinascita Scott" contro la 'ndrangheta del vibonese si preannuncia dalle enormi dimensioni. Quindi è molto difficile che possa rispettare i tempi imposti dalla riforma Cartabia. Il pericolo che venga affossato per colpa della prescrizione è purtroppo abbastanza realistico. In tutto ci sono 325 imputati, cui si aggiungeranno altre 4 persone già a processo con il giudizio immediato. Le parti offese individuate dalla Procura distrettuale sono 224, ma meno di 30 si sono costituite parti civili e fra loro figurano diversi Comuni del Vibonese. I capi di imputazione sono in totale 438. Circa 600 gli avvocati impegnati nel collegio di difesa degli imputati.

Il traghetto in fiamme: Una fine anticipata per il caso Moby Prince - Nella nostra storia giudiziaria ci sono esempi degli effetti che avrebbero potuto essere generati dalla riforma se fosse stata già in vigore. Un esempio è il disastro del Moby Prince, avvenuto il 10 aprile 1991, quando il traghetto entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo nella rada del porto di Livorno portando alla morte di 140 persone. Tutto a causa dell'incendio seguito all'urto. Purtroppo, la sentenza ha rigettato l'istanza dei familiari per intervenuta prescrizione, giustificando il fatto che l'ultimo processo della sezione penale della Corte di Appello di Firenze risulta chiuso a febbraio 1998. Se fosse stata in vigore la riforma Cartabia la prescrizione sarebbe stata ancora più veloce.

Trattativa Stato-mafia: In ballo c'è la conferma delle condanne inflitte - I fatti risalgono a ben 10 anni fa e a settembre il reato cadrà in prescrizione. Si tratta della morte di Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dov'era in vacanza con le amiche, mentre, secondo l'accusa, sfuggiva a un tentativo di stupro. Lo scorso aprile sono stati condannati, in appello bis, a tre anni di carcere per tentata violenza di gruppo Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Entrambi erano già stati condannati in primo grado, poi assolti in appello e infine, dopo una sentenza della Cassazione, tornati al giudizio di secondo grado a Firenze.

Omicidio Martina Rossi: Tra due mesi scadono i termini per l'aula - I fatti risalgono a ben 10 anni fa e a settembre il reato cadrà in prescrizione. Si tratta della morte di Martina Rossi, la studentessa genovese di 20 anni precipitata la notte del 3 agosto 2011 dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dov'era in vacanza con le amiche, mentre, secondo l'accusa, sfuggiva a un tentativo di stupro. Lo scorso aprile sono stati condannati, in appello bis, a tre anni di carcere per tentata violenza di gruppo Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Entrambi erano già stati condannati in prido grado, poi assolti in appello e infine, dopo una sentenza della Cassazione, tornati al giudizio di secondo grado a Firenze.