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di Cristina Lacava

Io Donna, 19 aprile 2026

I detenuti di diversi Ipm (Istituti penali minorili) hanno reinterpretato con la Fondazione Rava il cartone della Scuola di Atene di Raffaello, in un’opera collettiva che ha permesso loro di ritrovare la fiducia e sperare. Così come altri progetti che li preparano dalle carceri minorili al “dopo”. Hanno cominciato da Hakimi, calciatore marocchino del Paris Saint-Germain. Via via, hanno disegnato gli altri: Mandela con Rosa Parks, Bob Marley, Marco Pannella, Shakira, Fabri Fibra, Sponge Bob e Homer Simpson. Tra personaggi reali e protagonisti dei fumetti, ci sono anche frammenti di vita vissuta, uno pneumatico a ricordare il lungo viaggio da clandestini verso l’Europa, l’autoritratto di un minorenne che si nasconde il viso con la mano, i messaggi in bottiglia come: “Il perdono con se stessi rende liberi” e il commovente Sos lanciato alla mamma: “Tra pochi mesi vieni a prendermi”. Ci sono tante storie dietro quelle figure, storie di chi si è, e magari si trova in un carcere minorile, e di chi si vorrebbe essere. 

“(Cercare) Raffaello in carcere” è un grande arazzo che reinterpreta il cartone della Scuola di Atene di Raffaello, conservato nella Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, del quale riprende le misure di 8 x 3 metri. L’hanno realizzato con pastelli a cera su scampoli di tela poi cuciti tra loro - un centinaio di detenuti, ragazzi provenienti dagli Ipm (Istituti penali minorili) di Milano, Bologna, Roma e Napoli, insieme ad adulti di altre carceri. Hanno scelto loro se rappresentarsi o rappresentare una figura di riferimento. Marco Pannella, per esempio, è stato proposto da un detenuto perché l’aveva conosciuto: era l’unico politico che andava a visitare gli istituti penitenziari a Natale. 

Quest’opera collettiva è stata portata a termine sotto la guida dell’artista Mattia Cavanna nell’ambito del progetto Orizzonti di Fondazione Rava, sostenuto da Mediobanca, con l’obiettivo di “offrire ai giovani detenuti strumenti efficaci per sviluppare competenze, ritrovare fiducia e costruire un futuro diverso” dice la presidente Mariavittoria Rava. Esposto per la prima volta all’Ambrosiana, con la collaborazione di IED, andrà nelle carceri, poi in alcuni musei. 

Carceri minorili: Importante è creare una rete che funzioni - Orizzonti è uno dei tanti progetti attivati nei 19 Ipm italiani, dove sono rinchiusi 572 minori e giovani adulti (erano 381 nel 2022), tra i quali 242 stranieri, mentre le ragazze sono solo 21. Le carceri minorili più affollate più affollati sono quelli di Nisida, (74 ragazzi) e il Beccaria di Milano (72) (dati da “Io non ti credo più”, VIII Rapporto sulla giustizia minorile in Italia dell’associazione Antigone, che dal 1991 si occupa di diritti e garanzie dei detenuti). I progetti sono i più vari; artistici, sportivi, culturali, formativi, e hanno tutti l’obiettivo di preparare i giovani al loro reinserimento nella società; in maniera diretta, facendo scoprire alcune professioni, o indiretta, rafforzando le cosiddette soft skills, cioè la capacità di lavorare in gruppo, l’autostima, la flessibilità, l’autonomia. L’importante, perché funzionino, è che si creino un clima di fiducia e una valida rete tra educatori interni, assistenti sociali, professionisti, volontari. Ma soprattutto che non si giudichi nessuno. Se l’atmosfera nel carcere minorile è positiva, i risultati arrivano. 

Il rap è un linguaggio accessibile

“Abbiamo portato i giovani del Beccaria a vedere il cartone di Raffaello per realizzarne una versione vicina al loro sentire. Sono riusciti a entrare in contatto con le loro emozioni e la parte bella di sé” dice Delfina Boni, responsabile di Orizzonti. “Si è creato un dialogo a distanza tra ragazzi con un comune vissuto di abbandono, degrado, spesso dipendenza. Al Beccaria, la grande maggioranza sono Msna (minori stranieri non accompagnati, ndr) e pochissimi conoscevano Raffaello. Ma partecipare a un laboratorio d’arte, in silenzio, crea una situazione di benessere. Sono persone con una soglia bassissima d’attenzione, però con noi si trasformano”. 

Anche Benedetta Genisio, referente del Presidio culturale permanente dell’associazione Cco (Crisi come opportunità) crede che l’arte possa avere una “spinta trasformativa”. Il progetto di Cco è nato nel 2012 da una collaborazione con il rapper Luca Caiazzo, in arte Lucariello. Oggi coinvolge sette Ipm e, solo nel 2025, ha visto 1500 ore di attività formative, distribuite senza interruzione nei 12 mesi. “Quando è continuativa, l’arte ha un forte impatto sui ragazzi” spiega Genisio. “Il rap è un linguaggio accessibile a tutti. Si parte dalla scrittura dei testi; i primi in genere sono sul disagio. Poi si fanno più introspettivi, diventano uno strumento per raccontarsi. Finita questa parte, noi registriamo i brani - abbiamo una strumentazione professionale - e li produciamo. Siamo da poco usciti su Spotify con Petite di 2shot (il nome d’arte scelto da due gemelli rinchiusi ad Airola, Benevento), con Lucariello. I ragazzi si sono impegnati, se nel carcere minorile scoppiava una rissa, si tenevano in disparte. Sono diventati più consapevoli”. È appena partito un corso pilota di formazione professionale sui mestieri dello spettacolo che comprende 500 ore di formazione e 1 anno di tirocinio, entrambi pagati. Per ora partecipano 14 ragazzi. “Il nostro messaggio è: se vi impegnate, fuori c’è un mondo che vi ascolta e risponde” conclude Genisio. 

A Roma, laboratori espressivi nella biblioteca del carcere minorile - Rimanendo in ambito culturale, è da segnalare la biblioteca dell’Ipm di Casal del Marmo, a Roma, nata nel 2014 per iniziativa di due educatrici che avevano svolto il servizio civile proprio nel carcere minorile. Oggi conta 6000 libri, ed è stata appena ristrutturata grazie al contributo della Tavola Valdese. Ma come si avvicinano i giovani detenuti - solo il 50 per cento sono italiani- alla lettura? Andreina De Vecchi, dell’associazione di volontariato Fuori Riga che gestisce la biblioteca, spiega che “bisogna andare per gradi, coinvolgerli. Noi proponiamo dei laboratori espressivi su scrittura e lettura che li aiutino a tirare fuori le emozioni. Selezioniamo i libri sulla base delle loro richieste: fumetti, romanzi, autobiografie, storie d’amore. Una mediatrice culturale ci aiuta e scegliere quelli in arabo. Inoltre attraverso l’istituzione di alcune borse lavoro possono ricevere una formazione teorico-pratica per svolgere attività di reception e segreteria, con l’obiettivo del reinserimento lavorativo”. 

Anche lo sport può portare benefici: “Insegna il rispetto delle regole e degli avversari, e la collaborazione” dice Franco Dardanelli, presidente della polisportiva Solliccianese di Firenze che, dopo una positiva esperienza con gli adulti del carcere di Sollicciano, si avvia a collaborare con l’Ipm di Firenze, nei pressi di Santa Maria Novella. “Vorremmo organizzare un torneo di calcetto e uno di basket, le strutture non mancano. Abbiamo visto che è importante garantire la periodicità degli incontri, così l’allenamento ha un obiettivo preciso. Tra i benefici riscontrati c’è la minore richiesta di farmaci e più attenzione all’alimentazione”. 

Dal carcere minorile al tirocinio d’inclusione - Arte, musica, sport, lettura e scrittura sono importanti per allargare gli orizzonti e i desideri, per confrontarsi con il mondo esterno, responsabilizzarsi. E pensare al “dopo”. Una proposta ben strutturata di reinserimento lavorativo è quella dell’impresa sociale Archè di Catania, negli Ipm di Catania e Acireale. “Per prima cosa incontriamo i minori segnalati dagli educatori, e prepariamo un progetto individuale” spiega Marianna Cona di Archè. “Non chiediamo mai per quale reato sono in carcere, quel che conta è creare un rapporto di fiducia. Proponiamo un tirocinio di inclusione sociale che è una formazione “sul campo” di sei mesi con un’indennità di frequenza di 500 euro mensili. Cerchiamo di assecondare le loro attitudini ma prima facciamo un po’di orientamento, perché spesso non hanno idea di come funzioni il lavoro”. 

Se tutto va bene, se c’è l’assenso del giudice, si inviano i documenti al Centro per l’impiego e si comincia. I tirocini partiti riguardano magazzinieri, collaboratori di cucina, sala, bar, o lavori d’officina. Su 15 minori già coinvolti, 13 hanno portato a termine l’impegno. “Alcuni sono rimasti a lavorare nelle stesse aziende, e abbiamo aiutato gli altri a trovare un impiego” continua Cona. “Non li lasciamo soli. Se un ragazzo ci crede, la possibilità di recidiva scende a zero. Gli Ipm della Sicilia orientale sono un’isola felice”.