di Valentina Errante
Il Messaggero, 13 aprile 2021
"La pandemia ha significato una grande spinta verso la modernizzazione, soprattutto in chiave di digitalizzazione. Credo che si tratti di uno strumento da utilizzare con le dovute cautele ma anche sfruttandone tutte le potenzialità", all'incontro "La giustizia alla prova dell'emergenza", organizzato dalla Fondazione Vittorio Occorsio, il ministro Marta Cartabia prova a fare un bilancio. E non è del tutto negativo.
La sfida, rappresentata dall'emergenza, è stata parzialmente vinta. "Abbiamo fatto molto dal punto di vista della dematerializzazione e credo - aggiunge - che non torneremo indietro facilmente", ma anzi "si deve pensare a quanto si possa ancora fare, senza arrivare a futuribili e discutibili forme di giustizia predittiva attraverso l'intelligenza artificiale, si può pensare alle nuove tecnologie che sostituiscono le vecchie banche dati, che possono permettere di alleggerire e dare maggiore uniformità agli indirizzi giurisprudenziali".
Il dibattito ha un titolo emblematico: "Il giudice amministrativo come giudice dell'emergenza", il webinar è il primo appuntamento del ciclo di incontri promosso dalla Fondazione in collaborazione con l'Università Roma Tre su "La giustizia alla prova dell'emergenza", realizzato con il patrocinio della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e in collaborazione con l'Avvocatura generale dello Stato.
Non è casuale la scelta di iniziare dal giudice amministrativo, se si considera che l'emergenza è stata prevalentemente gestita attraverso provvedimenti amministrativi e che anche le misure di sostegno e rilancio dell'economia sono attuate attraverso atti amministrativi.
Da qui l'interesse a una riflessione sulla risposta che la giustizia amministrativa ha dato sul piano della tutela processuale nella prima e nelle successive fasi della pandemia, con particolare riferimento all'esame delle istanze cautelari e all'organizzazione delle udienze da remoto. Moderata dalla professoressa di Roma Tre, Maria Alessandra Sandulli, la discussione è stata aperta dal Rettore Luca Pietromarchi e dal Procuratore Generale della Corte di Cassazione Giovanni Salvi.
A introdurre il dibattito la riflessione della ministra Cartabia Quindi Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato, Bruno Lasserre, Vice-Président Conseil d'Etat; Gabriella Palmieri Sandulli, Avvocato generale dello Stato. Le conclusioni sono state affidate a Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale.
"La Costituzione non si sospende nel tempo dell'emergenza: deve essere un punto di riferimento davanti al carattere mutevole della storia L'Italia ha affrontato l'emergenza senza una sospensione dei principi costituzionali, senza fare ricorso a uno stato d'eccezione, ossia uno stato di sospensione dell'ordine e di immobilizzazione delle strutture, per poi rimetterle in gioco a pericolo superato - ha aggiunto la ministra Cartabia.
Dire che la Costituzione non è stata sospesa in tempo d'emergenza non vuol dire che nulla sia cambiato: con l'emergenza rileggiamo i principi. Dunque, una Costituzione che non si sospende, ma che parla, mostrando implicazioni sempre nuove". Le criticità maggiori nel rapporto tra diritto e pandemia secondo Filippo Patroni Griffi, presidente del Consiglio di Stato "si sono avute sul sistema delle fonti, sia a livello Governo-Parlamento, sia nel rapporto con le Regioni sia in termini di bilanciamento dei principi. Il Parlamento è stato inizialmente marginalizzato.
Si sono sovrapposte due catene normative: abbiamo avuto provvedimenti che trovavano la fonte nella legislazione sulla protezione civile e d'emergenza. L'incontro tra le due catene normative ha portato a una sovrapposizione critica". La seconda criticità "è stata la difficoltà di rapporti tra le regioni e il Governo". Quanto al bilanciamento "il giudice amministrativo si è trovato davanti a principi di stesso rango. Più complicato capire chi debba effettuare il bilanciamento".











