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di Paolo Lepri


Corriere della Sera, 12 giugno 2021

 

Un giornalista di nazionalità americana è stato arrestato ed è sparito in Myanmar, e i militari non danno informazioni da venti giorni. Silenzio. La giunta militare che ha preso il potere in febbraio non ha niente da dire su Danny Fenster. Nessuno può sapere quali siano le accuse contro di lui e dove si trovi. Bocche cucite, disprezzo per i diritti più elementari. Eppure sono passati quasi venti giorni da quando il caporedattore di Frontier Myanmar è stato arrestato mentre era in attesa di imbarcarsi in un aeroporto birmano. A nulla è servito l'impegno di alcuni parlamentari democratici del Michigan, uno dei quali, il senatore Gary Peters, ha parlato del caso con il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan. I generali golpisti, che hanno represso con il sangue tutte le proteste popolari contro il regime (almeno 800 persone sono state uccise dalla polizia) pensano evidentemente di poter agire con totale impunità. "In quel paese - dice al Detroit Free Press Buddy Fenster, padre del giornalista - chiunque può essere messo in prigione senza spiegazioni".

Nato a Detroit, studi alla Columbia di Chicago e un master alla Wayne State University, sposato, il caporedattore di Frontier Myanmar ha iniziato a lavorare in Louisiana, dove si è dedicato tra l'altro a raccontare storie di bambini vittime di sparatorie. Nel 2018, poi, il trasferimento in Asia. In Myanmar ha scritto anche del genocidio dei Rohingya. "È sempre stato dalla parte dei perseguitati", spiega Buddy Fenster. Questo impegno affonda le sue radici, secondo il fratello Bryan, anche nella storia della famiglia. "I genitori di nostro padre - aggiunge - vivevano nel ghetto di Varsavia e sono sopravvissuti all'Olocausto. Danny è attratto dalle persone che lottano".

"Non ha fatto niente di sbagliato. Era lì soltanto per raccontare coraggiosamente la verità", afferma un altro parlamentare, Andy Levin, che ha scritto al segretario di Stato Antony Blinken chiedendo di premere per la liberazione dell'arrestato. C'è poco da sperare vedendo come la giunta militare ha agito spietatamente contro gli oppositori e si sta comportando con Aung San Suu Kyi, la donna che era riuscita (sia pure con tante contraddizioni) a portare il Myanmar verso la democrazia. Ma, come sa Danny Fenster, essere pessimisti non è una ragione per smettere di lottare. Anzi.