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di Gianfranco Ferroni

Verità & Affari, 20 novembre 2022

Gli agenti della Polizia penitenziaria chiedono a gran voce l’arrivo di Nicola Gratteri alla guida del Dap. Ma per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il governo vorrebbe puntare su Luigi Riello.

Nell’attesa del nuovo numero uno, scelto tra i magistrati, dopo il record di suicidi registrato nelle carceri italiane nel 2022 sono tanti í dati emersi nell’ultimo congresso della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitonziaria, a Roma.

Tra le novità, la grande attenzione per la parte odontoiatrica, rilevante sia a livello fisico che psicologico: un numero elevato di detenuti necessita di cure dentarie, spesso anche molto più ampie e complesse rispetto alla società civile.

Anche il bruxismo, ovvero il digrignamento dei denti, interessa il 30% della popolazione generale ma sale rapidamente al 70% nella popolazione penitenziaria e può rappresentare l’emblema del livello di tensione emotiva dei soggetti privati della libertà.

Nel sistema carcerario italiano “transitano” ogni anni centomila persone: “Il Covid-19 ha colpito la medicina penitenziaria non solo per il numero di contagi e le complesse attività di prevenzione e vaccinazione, ma per l’effetto dirompente della pandemia su tutto l’assetto sanitario nazionale e in particolare sulla medicina territoriale di cui la sanità penitenziaria fa parte”, rileva il presidente Simspe Luciano Lucania, “e il passaggio delle competenze dal dicastero della Giustizia al Ssn, avvenuto nel 2008 in modo disordinato, ha provocato una frammentazione tra i servizi che le diverse regioni sono in grado di erogare.

A questo si aggiunge il complesso problema emerso dopo la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari nel 2015: i soggetti in misura di sicurezza avrebbero dovuto confluire nelle neo istituite `Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza’, ma proprio le carceri ancora ospitano detenuti in attesa di Rems o altra sistemazione residenziale.

Queste condizioni incidono non solo sui servizi, ma anche sulla disponibilità dei medici ad accettare di lavorare in un sistema che in questo momento presenta gravissime criticità”. Senza dimenticare che sono 77, in poco più di l0 mesi, i suicidi in carcere registrati nel 2022. Un numero impressionante, senza paragoni in epoca recente.

“Questo dato deve farci riflettere, ma ancora più rilevanti sono i dati che abbiamo in modo parziale o che non possiamo reperire”, sottolinea Lucania, “e bisognerebbe sapere, ad esempio, quanti siano i detenuti che hanno tentato il suicidio senza riuscirci. O anche le statistiche su italiani e stranieri, su coloro che sono in custodia cautelare e quanti in espiazione di pena, le condizioni nelle quali si vive in carcere, tra sovraffollamento, promiscuità, con sentimenti di disperazione e frustrazione. In queste condizioni non è semplice identificare chi abbia realmente una malattia mentale che può portare al suicidio.

Queste lacune non si colmano con la burocrazia, ma con un’azione di sistema, dove Simspe e il personale sanitario possono partecipare: affinché il supporto scientifico sia concreto, è necessario che gli istituti siano sicuri per tutti e dotati delle risorse necessarie. Serve una nuova cultura del carcere, basata su una visione che consenta al detenuto di vivere l’esperienza in maniera corretta”.

Con Mario Zanotti, dentista presso casa circondariale di Montorio, a Verona, che evidenzia “come un detenuto non ha possibilità di ottenere una protesi che non sia a pagamento. Le conseguenze di questa situazione sono diverse: anzitutto, vi è un aspetto fisico, per cui queste persone non possono alimentarsi correttamente, ma devono ricorrere a cibi tritati o liquidi, con una dieta semisolida, rinunciando alla capacità nutrizionale oltre che al piacere della tavola. In secondo luogo, c’è un aspetto psicologico: senza denti non si riesce a sorridere, si riduce l’autostima e la considerazione di se stessi, in un ambiente che già di per sé provoca difficili condizioni psicologiche che spesso inducono alla depressione e in diversi casi al suicidio. La mancanza di cure odontoiatriche non è una causa diretta di questi fenomeni, ma può considerarsi una concausa”.