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di Davide Varì

Il Dubbio, 15 marzo 2022

Il consigliere del Csm: “La vera responsabilità di chi va ad assumere l’incarico di direzione delle carceri, oggi, è fare in modo che la pena assolva alla funzione che la Costituzione le assegna”.

“Sono contento del fatto che il ministro della Giustizia abbia scelto come capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria un magistrato che viene dalla Sorveglianza”.

Lo ha detto il togato del Csm Giuseppe Cascini, di Area, che in plenum ha espresso le ragioni del proprio voto a favore del collocamento fuori ruolo di Carlo Renoldi per assumere l’incarico di capo del Dap, su proposta della ministra della Giustizia, Marta Cartabia.

“Ritengo che sia un errore molto grave, nell’approccio al tema del carcere, preoccuparsi di temi molto simbolici, quali quelli dell’art. 41 bis o dell’art. 4 bis. - ha proseguito Cascini - Una discussione seria e serena sul carcere impone la ricerca di un equilibrio giusto e ragionevole tra le inderogabili esigenze di sicurezza e le altrettanto inderogabili esigenze di garanzia della legalità e umanità della pena.

La sicurezza, fuori e dentro il carcere, non si garantisce tenendo i detenuti chiusi nelle celle, separati dal mondo, ma si deve costruire attraverso il difficile percorso di risocializzazione, attraverso la scuola, l’educazione, la socialità dentro e fuori dal carcere, il lavoro. La vera responsabilità di chi va ad assumere l’incarico di direzione delle carceri, oggi, è fare in modo che la pena assolva alla funzione che la Costituzione le assegna”.

“Una missione quasi impossibile nella drammatica situazione del sistema carcerario italiano - ha sottolineato Cascini - È su questo che si misura davvero la sfida dell’organizzazione e del funzionamento del carcere e su questo, secondo me, si dovrebbe, con minore contrapposizione, provare a fare una discussione più seria e meno ideologica. E invece, ho l’impressione che ogni volta che si parla di queste cose si riduca il dibattito a chi è pro o contro il 41 bis o pro o contro l’ergastolo ostativo. Come se poi questi strumenti fossero nella responsabilità del capo del Dap e non in quella del ministro, del governo e del Parlamento”.