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di Giulia Marro*

giuliamarro.it, 27 settembre 2026

La rieducazione impone accompagnamento educativo, sanitario, sociale, giuridico. Altrimenti uno entra per un errore ed esce leone, pronto a continuare a rovinarsi la vita e quella degli altri. Istituti sovraffollati, che cadono a pezzi, senza abbastanza agenti, educatori, operatori sociali e sanitari. E cosa facciamo? Aumentiamo i reati e le possibilità di finire dentro. Continua poi a sconvolgermi un paradosso: il carcere, l’istituzione che più di tutte dovrebbe far rispettare le regole, è un luogo in cui le regole vengono continuamente derogate. Persone dove non potrebbero stare, situazioni che non potrebbero verificarsi. E si va avanti, deroga dopo deroga, emergenza dopo emergenza.

Sono tornata al carcere di Cuneo un po’ a sorpresa. Volevo capire cosa stesse succedendo nella palazzina svuotata dai 41-bis. “Hanno messo i letti doppi in ogni stanza”, mi dicono. Dove stavano circa 60 persone potranno metterne 120. In un carcere che ne ha già quasi 400 e personale insufficiente. Gli agenti sono allo stremo. Se mancano loro, le attività non si fanno. Chi fa scendere i detenuti se a malapena c’è un agente per piano? Chi sta dietro alle questioni personali? Chi segue un percorso riabilitativo? Come funzioneranno assistenza sanitaria, educativa e lavoro?

La parte nuova dovrebbe ospitare detenuti di Alta Sicurezza 2. Intanto arrivano agenti giovanissimi, con poca esperienza e una formazione che affronta poco comunicazione non violenta, migrazione, cultura, psicologia. Nel reparto accoglienza continuano a essere concentrate anche persone con disturbi psichiatrici. Ci sono tantissimi giovani adulti soli, spaventati, alcuni si autolesionano per ricevere attenzioni o chiedere più farmaci. Qualcosa resiste: la mediatrice, il laboratorio sulla genitorialità, quello di lettura, la formazione alberghiera, il corso per muratori. E fuori dal carcere continua a non esserci una fermata del bus comoda per i parenti. A volte mi viene lo sgomento e perdo le speranze. Altre le riacquisto: cambiare il carcere è importante per chi ci vive e per chi ci lavora. Ma quello di Cuneo sta per scoppiare. Un anno e mezzo fa si respirava tensione. Oggi si respira disperazione. E si respira anche squadra, tra detenuti e agenti. Sono tutti in difficoltà. Tutti, con ruoli e responsabilità diverse, sulla stessa barca.

*Consigliera Regionale del Piemonte