di Anna Meldolesi e Chiara Lalli
Corriere della Sera, 2 agosto 2023
Due psicologi hanno esaminato 70 anni di sondaggi. Conclusione? Ogni generazione si lamenta del degrado della successiva. Se dovessimo basarci sull’esperienza recente di ciascuno di noi, forse risponderemmo che sì, non c’è più il rispetto verso gli altri che c’era una volta. Ma sarebbe la risposta sbagliata, per due motivi: perché bisogna diffidare dei ricordi (gli sgarbi subìti in passato non erano meno frequenti, ma li abbiamo dimenticati) e perché le brutte notizie fanno più rumore delle belle.
E uno studio, ora, lo dimostra Prima o poi capita a tutti di pensarlo: viviamo in un’epoca di declino morale. Googlando si può facilmente verificare che questo pensiero viene attribuito al papa a proposito dell’esclusione verso i migranti, a Oriana Fallaci a proposito della debolezza dell’Occidente, all’Auschwitz memorial Museum per gli assurdi paragoni dei novax tra lager e obbligo vaccinale, al patriarca Kirill per l’ideologia gender e le temibilissime sfilate gay.
Il concetto è abbastanza vago da potersi adattare a qualsiasi tema e a qualunque posizione politica, più o meno condivisibile, più o meno detestabile. Perciò è bene specificare subito cosa intendiamo qui: quando parliamo di declino morale ci riferiamo al fatto che oggi siamo circondati da persone meno gentili, meno oneste, meno affidabili di un tempo. Ma è un fatto dimostrabile o solo una percezione? Se dovessi rispondere in base alle mie esperienze recenti, non verrebbe fuori un bel quadro. L’altro giorno un uomo mi è passato davanti alla cassa del supermercato fingendo di avere solo un articolo da pagare e poi ha tirato fuori una busta di cose. Che dire dell’autista del bus che non si è fermato per farmi salire, delle telefonate altrui che sono costretta a sentire in treno, e poi le strade, perché sono tanto sporche? Il fatto è che dei propri ricordi bisogna diffidare: gli sgarbi subiti in passato non erano meno frequenti, ma per lo più li abbiamo dimenticati. E forse il mondo sembra peggio di quello che è anche perché le brutte notizie fanno più rumore delle belle.
Mettete insieme le due distorsioni, quella relativa alle informazioni a cui siamo esposti e quella che riguarda i meccanismi della memoria, e il gioco è fatto. A sostenerlo è uno studio intitolato “L’illusione del declino morale” pubblicato su Nature da due psicologi americani. Adam Mastroianni (Columbia University) e Daniel Gilbert (Harvard) hanno passato in rassegna 70 anni di sondaggi condotti in 60 paesi, compresa l’Italia. In questo modo hanno potuto dimostrare che anche i nostri genitori si lamentavano del declino morale in atto e i loro genitori prima di loro e così via, indietro nel tempo, senza distinzioni di etnia, sesso, età, livello di istruzione.
Probabilmente è altrettanto fatale che i modi dei giovani vengano travisati dagli adulti. Non i nostri figli, per carità, i giovani in generale (perché le persone che conosciamo bene di solito sono l’eccezione alla regola, il declino non le riguarda quasi mai). Che poi, a pensarci bene, oggi i ragazzi protestano per i cambiamenti climatici, mentre il fenomeno giovanile degli Anni ‘80 erano i paninari. O tempora, o mores! , ci hanno insegnato a dire in latino. Ma ho il sospetto che molte decine di migliaia di anni fa lo dicessero, a modo loro, anche i Neandertaliani.
“Percezioni sbagliate e scollamento dalla realtà sono pericoli veri perché danno spazio a chi vuole farci tornare ai bei tempi andati”, di Chiara Lalli
Succede anche rispetto alla nostra vita passata: rivisitare nostalgicamente e romanticamente quanto accaduto l’anno scorso o quindici anni fa, ripensare a quella cena o a quella vacanza come se fossero state perfette, dimenticando quel colpo di caldo e la pasta scotta. Spesso è falso anche se non sempre è facile dimostrarlo o avere termini di paragone. Spesso è il risultato di quella memoria selettiva che lascia svanire i ricordi sgradevoli per mantenere solo i particolari piacevoli.
C’entra anche un po’ il nostro sentirci al centro dell’universo (la crisi copernicana non l’abbiamo mai superata) e pensarci l’unità di misura della bellezza e della morale. Ripenso alla discussione davanti a quell’orrendo tavolo da caffè tra Marie, Jess, Sally e Harry, in Harry ti presento Sally… “Tutti ritengono di avere buongusto e senso dell’umorismo ma è materialmente impossibile che tutti ne abbiano” vale per tutto.
Perché dovremmo avere il senso morale? Perché dovremmo essere capaci di confrontare scenari e formulare giudizi? E poi forse c’entra la familiarità (e la nostra pigrizia). Mi viene in mente quello che scriveva Douglas Adams a proposito del nostro rapporto con la natura: “Qualunque cosa sia stata inventata dopo che abbiamo compiuto trentacinque anni va contro l’ordine naturale delle cose”. Le percezioni sbagliate e lo scollegamento dalla realtà (qualsiasi cosa sia la sua definizione precisa ma ci capiamo) possono però essere pericolose. A forza di credere al declino morale assoluto e alla dissoluzione delle tradizioni (che in questo contesto sono sempre belle e buone e rovinate dalla modernità - ovviamente non è vero), il primo che arriva a dirci che se gli diamo retta risolverà tutto e ci farà tornare ai bei tempi andati non lo riconosceremo come un ciarlatano o come un despota interessato solo ai propri interessi, ma come una specie di salvatore del mondo. “Ci penso io”, ci dirà impettito. E noi gli crederemo come si crede a Babbo Natale (fino a 6 anni siamo scusati, dopo no).
Non è una credenza di pochi: nel 2015 il 76% degli statunitensi ha detto che il declino morale dovrebbe essere una priorità della politica. Insomma, è un’ombra meno evanescente di quanto dovrebbe. Forse è anche una invadente causa di infelicità personale. Perché se credi che il meglio della tua esistenza sia nel passato, se pensi che invecchiare sia un disastro perché ricordi solo la pelle levigata e i pomeriggi estivi e non la tragedia dell’adolescenza, allora sei destinato a rimpiangere per sempre qualcosa che non è mai esistito. E poi qual è l’alternativa? Essere morto. Anche se non viviamo nel migliore dei mondi possibili, potrebbe andare molto peggio.










