di Giacomo Puletti
Il Dubbio, 4 marzo 2026
Italia viva a favore, Pd e M5S astenuti, Avs contro. Si è consumata l’ennesima spaccatura ieri in commissione Affari costituzionali in Senato sul ddl antisemitismo, arrivato poi in Aula dopo il voto sul mandato al relatore, la leghista Daisy Pirovano. Nel momento in cui scriviamo è in corso la discussione generale, ma è in Commissione che si è consumato il “solito”, verrebbe da dire, psicodramma in casa Campo largo. Non solo, perché si è assistito anche a uno scambio piuttosto acceso tra il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia, e quello di Forza Italia, Maurizio Gasparri. Ma andiamo con ordine.
In mattinata era stata la senatrice a vita Liliana Segre, a mantenere alta l’attenzione sui casi di antisemitismo in aumento (l’ultimo poche ore fa a Milano dove alcuni turisti sono stati aggrediti perché indossavano la kippah). Nel corso del 2025 è emerso infatti un considerevole aumento di casi di antisemitismo rispetto al 2024, anno che aveva già registrato un’impennata preoccupante di eventi. A seguito di 1492 segnalazioni sono 963 gli episodi selezionati come tali lo scorso anno dall’Osservatorio diretto da Gadi Luzzatto Voghera e presieduto dal professor Giorgio Sacerdoti. “Siamo di fronte a una chiara emergenza Antisemitismo: mai avrei immaginato che, a 80 anni dalla fondazione della Repubblica democratica, che ha ripudiato nella sua Costituzione e nelle sue leggi ogni forma di razzismo e Antisemitismo, ci saremmo trovati ancora a dover combattere questa mala pianta - ha detto Segre - Rinnovo il mio auspicio che si possa realizzare “una convergenza trasversale, la più ampia possibile” nell’adozione di nuove norme che permettano di fronteggiare con maggiore efficacia l’ondata di Antisemitismo che abbiamo davanti”.
A quel punto è partito l’estremo tentativo di mediazione, in primis nel suo partito e poi con la maggioranza, del capogruppo dem Boccia per riformulare l’articolo 1 del disegno di legge con l’obiettivo di “migliorare il testo” (secondo i dem) e arrivare a un voto unanime delle opposizioni, finora divise sull’attuale testo. Punto cruciale è la modifica degli indicatori (o esempi) della definizione di antisemitismo adottata dall’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) che è contestata a sinistra perché metterebbe a rischio forme di critica a Israele, creando confusione tra antisionismo e antisemitismo. “Ci auguriamo che la maggioranza voglia accogliere le nostre proposte”, hanno spiegato Boccia e il suo omologo M5S Luca Pirondini facendo leva sul sostegno di tutte le opposizioni.
Ma intanto si vota il mandato al relatore, e l’esito è la spaccatura di cui sopra con Iv a favore, Pd e M5S astenuti, Avs contro. Nemmeno il tempo di arrivare in Aula che la risposta alle richieste dem arriva da Gasparri, tranchant. “Possibilità che la maggioranza possa in qualche modo accogliere le richieste dell’opposizione riguardo alla dichiarazione dell’Ihra? Mica stiamo al Parlamento di Hamas, in Iran fanno una cosa del genere - spiega l’esponente azzurro - Quella dichiarazione è intangibile”.
Pronta la controreplica di Boccia, che definisce Gasparri un “provocatore” ma lascia aperto uno spiraglio per un possibie accordo. “Abbiamo presentato emendamenti molto chiari che hanno un unico obiettivo: unire il Parlamento contro l’antisemitismo. Siamo lì, siamo pronti. Speriamo che i nostri emendamenti comuni vengano accolti se così fosse voteremo a favore, viceversa valuteremo - dice - Gasparri? Si commenta da solo. Inutile rispondere a chi di mestiere fra il provocatore. Noi serviamo la Repubblica non ce ne serviamo. Sentiamo nostra questa Costituzione, forse Gasparri no”.
Resta da capire il comportamento della manciata di senatori riformisti che hanno dato il proprio assenso al testo presentato da Graziano Delrio, in polemica con la linea ufficiale del partito, e che si sono sempre detti pronti a votare il testo adottato dalla commissione a prima firma Massimiliano Romeo della Lega, praticamente identico a quello di Ivan Scalfarotto di Iv. Il capogruppo dem Boccia gioca infatti su due fronti: se da un lato vorrebbe evitare l’astensione per non essere accusato di non aver rispettato l’auspicio di Segre, dall’altro vorrebbe anche evitare la spaccatura interna, con quattro o cinque senatori che votano a favore del testo della maggioranza e il resto del partito contro. Anche se, del resto, non sarebbe una novità.










