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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 9 settembre 2026

Riparte oggi la discussione in commissione alla Camera sul ddl antisemitismo, approvato a marzo dal Senato. Fuori da Montecitorio alle 13, e in altre 40 piazze in tutta Italia (da Torino fino a Palermo), ci saranno manifestazioni promosse da oltre 250 associazioni, comitati, sigle di docenti e studenti, anche da alcune realtà ebraiche come il Laboratorio ebraico Antirazzista. Ci saranno Amnesty, la Cgil, l’Arci, l’Anpi, la Fnsi. “Una vera e propria “norma-bavaglio” che equipara ad antisemitismo le critiche verso le politiche del governo di Israele, reprimendo così ulteriormente il diritto al dissenso, la libertà d’espressione e d’informazione. E cioè tutti coloro che denunciano pubblicamente le politiche coloniali, le violazioni dei diritti umani, il genocidio (riconosciuto anche dall’Onu un anno fa), la pulizia etnica e l’apartheid praticati dallo Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese”, spiegano i promotori.

In Commissione Affari costituzionali parte oggi il voto sugli emendamenti, nelle stesse ore la capigruppo indicherà quando il testo arriverà in aula, presumibilmente entro la fine di settembre. Pd, M5S e Avs rischiano di arrivare all’appuntamento divisi. 5 stelle e rossoverdi saranno in piazza con le associazioni, il Pd non ha aderito. E anche nel voto in aula, mentre è certo il no dei partiti di Conte e di Fratoianni-Bonellli, quello di Schlein non ha ancora deciso come muoversi, diviso tra il fronte del No (capitanato da Laura Boldrini) e la destra dem che invece potrebbe votare a favore, come auspicato ieri da Piero Fassino che ha invitato a d una “larga convergenza” sul testo. In commissione però i giallorossi si muoveranno insieme. Con alcuni emendamenti unitari. “Non è considerato antisemitismo l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello stato di Israele”, recita il primo. Un’altra proposta di modifica, sottoscritta dai tre partiti, intende precisare che “per antisemitismo si intendono gli atti e le espressioni di discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche, nonché i casi in cui i medesimi atti ed espressioni siano diretti verso non ebrei, qualora fondati su stereotipi o pregiudizi antiebraici”. Un altro emendamento chiede di adottare al posto della definizione di antisemitismo dell’Ihra quella contenuta nella Jerusalem Declaration on Antisemitism, assai meno controverso e priva di rischi ci censura.

Tra i dem la discussione non c’è ancora stata. Ma il rischio di una spaccatura è alto. Se a marzo in Senato il punto di caduta era stata l’astensione (ma sei senatori guidati da Delrio avevano votato a favore), alla Camera il Pd potrebbe dividersi in tre: tra il sì dei riformisti, il no di alcuni deputati (oltre a Boldrini c’è almeno una decina di onorevoli decisamente contraria al testo) e il grosso del gruppo che potrebbe confermare l’astensione. Ma in queste ore è in corso un pressing su Schlein per portare la linea ufficiale sul no, un modo per restare in sintonia con il vasto fronte di associazioni con cui i dem hanno manifestato per Gaza e anche con gli alleati di M5S e Avs.

In piazza a Roma ci sarà la Fnsi con i massimi vertici, la segretaria Alessandra Costante e il presidente Vittorio Di Trapani. “Il ddl in discussione non contrasta l’antisemitismo, ma mira a impedire le critiche a Israele e questo non è accettabile”, spiega Di Trapani al manifesto. “Noi siamo fermamente contrari a ogni forma di antisemitismo. Ma quel testo di fatto è una norma bavaglio”. “Invece di combattere la discriminazione contro gli ebrei, quel ddl rischia di introdurne altre”, l’allarme lanciarto da Dario Venegoni, presidente dell’Aned, l’associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti. “Nessun altro Paese al mondo ha trasformato la definizione Ihra in una legge dello Stato”.

Riccardo Ricciardi, capogruppo dei 5s alla Camera, invita il cen trodestra a ripensarci: “Anche alla luce delle recenti rivelazioni del giornale israeliano Haaretz su Netanyahu e sulle sue menzogne sulla strage del 7 ottobre, è opportuno che la maggioranza si renda conto che questo provvedimento colpisce il diritto-dovere di criticare il governo israeliano, sia per il genocidio a Gaza, sia per le sistematiche violenze che ogni giorno vengono perpetrate sul popolo palestinese”. Netta anche la posizione di Francesca Albanese, che lo definisce un ddl che “puzza di incostituzionalità perché viola chiaramente il diritto a la libertà di espressione”. “Crea dei problemi di sicurezza per le comunità ebraiche innanzitutto perché rischia di farle diventare oggetto dell’ostilità di chi le sente come associate allo stato di Israele”. Per Albanese si tratta di una “mossa politica squallida e bipartisan, perché bipartisan è il supporto che in questo Paese c’è all’apartheid”.