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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 10 luglio 2025

Maggioranza e opposizioni trovano un accordo in commissione Giustizia del Senato. In Aula il 17 luglio. Dopo “molte rielaborazioni” e “duri confronti”, ieri al Senato maggioranza e opposizioni hanno raggiunto un accordo sul ddl Femminicidio con un testo che riformula la fattispecie e accoglie diversi emendamenti proposti dalla minoranza. La commissione Giustizia ha dato così il primo via libera unanime al provvedimento che introduce nel codice penale il nuovo reato punito con l’ergastolo. Rimane infatti la pena a vita sicura - il vero obiettivo delle destre di governo - nel testo che approderà in Aula il 17 luglio, giorno in cui era atteso il ddl sul Fine vita, slittato per lasciare spazio ad un ciclo di audizioni e anche in attesa del pronunciamento della Consulta sull’eutanasia.

La nuova formulazione, rivendicata come una vittoria da Pd, Avs e M5S, tenta di “oggettivizzare le condotte”, come spiega la dem Anna Rossomando. Ed evitare che al momento dell’incriminazione gli inquirenti debbano indagare l’intenzione psicologica della persona che uccide un altro essere umano “in quanto donna”. Questo il testo approvato: “Chiunque cagiona la morte di una donna quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali, è punito con la pena dell’ergastolo”. Alcuni emendamenti prevedono la formazione obbligatoria per i magistrati, il braccialetto elettronico che si attiva a 1 km (e non 500 m) e nuove norme sulle intercettazioni per il Codice rosso. Eliminato, poi, il parere vincolante della parte offesa riguardo le pene inflitte.