di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 7 dicembre 2024
Quasi duecento adesioni di associazioni, partiti e organizzazioni sociali. Si allarga lo spettro delle adesioni alla manifestazione del prossimo 14 dicembre contro il Ddl sicurezza in discussione al senato. Ieri l’assemblea generale della Cgil ha deciso la partecipazione al corteo indetto dalla rete No Ddl Sicurezza “A pieno regime” in seguito alla grande e partecipata assemblea nazionale dello scorso 16 novembre alla Sapienza di Roma. Da Corso Italia si mobilitano per “chiedere il ritiro di un provvedimento che attacca le libertà personali fondamentali e l’espressione collettiva e democratica del dissenso, a partire dalla lotta contro la messa in discussione del diritto al lavoro”. La scelta segue le adesioni di federazioni di categoria come Fiom, Flc, Fillea e Flai e sindacati di base come Adl Cobas che da tempo stanno collaborando al percorso di costruzione della protesta, messo in piedi da uno spettro ampio che va da collettivi e centri sociali di tutt’Italia alle Acli passando per organizzazioni sociali come Arci ed esperienze storiche come Greenpeace, Amnesty international e Antigone.
Il corteo sarà lo specchio di questa composizione larga e plurale che coinvolge centinaia di sigle, di cui daremo conto nei prossimi giorni e che fa capire che la lotta contro la svolta autoritaria del governo contro lotte sociali e forme di vita non compatibili e contro quello che gli organizzatori chiamano “modello Ungheria” rappresenta un terreno di ricomposizione concreto. La manifestazione muoverà alle 14 da piazzale del Verano, alle porte di San Lorenzo, fino a piazza del Popolo, incrociando villa Borghese e costeggiando le vie del centro.
Il Ddl è approdato da qualche settimana a Palazzo Madama per la seconda lettura, dopo l’approvazione alla camera. Nonostante sia stato sottoposto ad alcune modifiche, la maggioranza vorrebbe accelerare i tempi e provare l’ennesima forzatura dando il via libera definitiva senza passare per la terza lettura. “Seppur forte nei numeri in parlamento, nel paese la propaganda della destra sta mostrando tutte le sue fragilità - spiegano dalla Rete “A pieno regime” - Criminalizzare ogni forma di dissenso, moltiplicare inverosimilmente il numero di reati contro chi protesta e disobbedisce rappresenta uno dei più gravi attacchi nella storia della Repubblica ai diritti fondamentali, al diritto di manifestare e dissentire, trasformando l’Italia in un paese autoritario. Non c’è alcuna sicurezza garantita da questo provvedimento. Si respira solo la paura della libertà e, soprattutto, delle piazze che si riempiono contro la guerra, il patriarcato, per la giustizia sociale e per fermare i cambiamenti climatici; paura degli scioperi; paura di chi non ha un tetto, di chi arriva nel nostro paese e viene detenuto immotivatamente, senza neanche il diritto ad una scheda Sim; di chi oppone resistenza agli abusi e alle violenze”.










