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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 14 novembre 2025

La Sesta sezione del Consiglio di Stato ha infatti rinviato alla Corte di Giustizia europea le norme italiane che impongono il divieto di produzione, commercio e importazione delle infiorescenze della canapa non psicoattiva e derivati. Un barlume di speranza si apre per i coltivatori di canapa italiani, e anche per la filiera della cannabis light (Thc sotto lo 0,2%). La Sesta sezione del Consiglio di Stato ha infatti rinviato alla Corte di Giustizia europea le norme italiane che impongono il divieto di produzione, commercio e importazione delle infiorescenze della canapa non psicoattiva e derivati, in aperta contraddizione con le regole della Politica Agricola Comune (Pac) dell’Unione europea. Si tratta in particolare dell’articolo 18 del decreto Sicurezza, convertito in legge nell’aprile scorso, che interviene sulla precedente legge 242 del 2016 con cui si intendeva promuovere la produzione della canapa industriale.

Il caso riguarda l’azienda agroalimentare di Cosenza, Jure, che già nel 2022 aveva opposto un primo ricorso contro il decreto ministeriale sulle piante officinali del governo Draghi, secondo il quale la filiera di trasformazione di alcune parti della canapa ricadeva sotto la legislazione sulle droghe (309/90). Il Tar del Lazio diede ragione all’azienda e annullò il decreto per incompatibilità con la legge 242/2016 e con le norme europee. Ma il governo Meloni fece appello al Consiglio di Stato e rincarò la dose con il dl Sicurezza. Ora i giudici amministrativi si rivolgono alla Corte Ue affinché valuti se le leggi italiane in materia sono in linea con le politiche europee.

Nell’ambito delle quali, infatti, non vi è alcuna distinzione tra le diverse parti della canapa sativa. E nell’iter di revisione del nuovo Pac che entrerà in vigore nel 2028, la commissione Agricoltura ha approvato un emendamento che legalizza su tutto il territorio comunitario l’intera filiera industriale. Mentre il Parlamento Ue, che ha riconosciuto l’intera pianta come prodotto agricolo, ha anche chiesto di stabilire una soglia unica di Thc (il principio attivo della mariuana) per tutti gli Stati membri, e di innalzarlo allo 0,5%. In Italia la filiera vale oggi mezzo miliardo di euro, con tremila aziende e trentamila posti di lavoro.