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di Valentina Stella

Il Dubbio, 6 novembre 2024

Per Giovanni Maria Flick è “un disegno di legge segnato da un autoritarismo privo di logica”. Molti avvocati e accademici si sono riuniti ieri a Roma all’evento “No al pacchetto sicurezza. Con la costituzione in difesa del diritto penale liberale”, organizzato dall’Unione Camere Penali contro il ddl sicurezza, in discussione al Senato, dopo l’approvazione alla Camera dei deputati. Tra i giuristi ha preso la parola l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick: “Sono onorato e lieto di essere avvocato e di partecipare a questo incontro che si batte per la difesa dei diritti fondamentali e contro l’autoritarismo privo di logica che segna questo disegno di legge”. Per l’ex ministro della Giustizia “c’è il rischio che il sovraffollamento diventi l’etichetta dell’invivibilità del meccanismo di panpenalizzazione e pancarcerarizzazione. Il disegno di legge non tocca nulla per quanto riguarda la depenalizzazione” e assistiamo a un “silenzio su interventi migliorativi per rendere il carcere più umano.

La risposta penale alla resistenza passiva non risolve certamente il sovraffollamento, di fatto cancella ogni possibile riferimento a un trattamento individuale e alla libertà di disobbedienza civile che è uno dei residui di libertà fondamentale che rimane anche nel carcere”. Per il costituzionalista Michele Ainis siamo “all’ultimo giro di una stretta illiberale; questa mannaia del pacchetto sicurezza si abbatta sugli ultimi, sui diseredati e su chi canta fuori del coro, come i dissidenti. Sta soffiando un vento autoritario che sta spazzando le nostre libertà”. Il senatore Andrea Giorgis del Partito democratico ha annunciato: “Noi presenteremo molti emendamenti (la scadenza è domani alle 12) di merito, anche accogliendo gli importanti suggerimenti emersi all’evento dell’Ucpi. L’obiettivo è quello di rimediare alle tante irragionevolezze che sono presenti nel ddl, che non tutela affatto quella sicurezza che è il presupposto per l’esercizio delle fondamentali libertà civili e politiche. Si tratta di un provvedimento illiberale, di dubbia legittimità ed eterogeneo, basti pensare al divieto e commercializzazione della canapa, alle misure che intervengono sulla resistenza passiva in carcere, alle aggravanti in base ai luoghi in cui alcuni reati vengono commessi, o al divieto delle sim per i migranti, una misura quest’ultima inutilmente limitatrice di una libertà fondamentale come quella di comunicazione”.

È intervenuto anche il garante dei detenuti del Lazio, Stefano Anastasia: “l’iniziativa è molto giusta e opportuna. Secondo i dati del ministero della Giustizia al 31 ottobre in carcere ci sono 62110 persone, alcune centinaia in più rispetto a quando il governo ha adottato il decreto sul carcere la scorsa estate: cominciamo a vederne gli effetti che sono nulli, 15 mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. La situazione imporrebbe scelte radicalmente diverse, dovremmo discutere seriamente di un provvedimento di clemenze e indulto, unica soluzione per riportare il carcere in situazione di legalità”. Tutti i presenti hanno sottoscritto un appello dell’Ucpi in cui si chiede “che il Senato riconsideri le norme segnalate non solo sotto i profili di incostituzionalità segnalati dall’Accademia ma anche sotto quelli del manifesto distacco dai principi del diritto penale liberale, che asseritamente ispira questa maggioranza, e della provata inutilità degli aumenti di pena e dell’introduzione di nuovi reati e di nuove aggravanti per la soluzione dei problemi della sicurezza dei cittadini”.