di Eleonora Martini
Il Manifesto, 3 aprile 2025
Fino a quando non avrà concluso il congresso federale di sabato e domenica prossimi a Firenze e finché non avrà ottenuto la rielezione a segretario, Matteo Salvini non dà certezze. Ma uno spiraglio sul ddl Sicurezza ora c’è: usando bastone e carota, la premier Meloni è riuscita a convincere la Lega a deporre le armi ed accettare con qualche contentino le modifiche richieste dal Quirinale al provvedimento che in ogni caso dovrà necessariamente tornare alla Camera in terza lettura per via delle correzioni apportate in commissione Bilancio al Senato. Ma non a caso il testo, che il Carroccio avrebbe voluto vedere dritto in gazzetta ufficiale, arriverà invece in Aula a Palazzo Madama con tutta calma il 15 aprile.
Un “rinvio, dopo settimane di lavori a ritmo serrato in commissione perché il provvedimento sembrava urgentissimo”, che secondo il capogruppo dei senatori Avs De Cristofaro rivela “una totale divisione all’interno delle forze della maggioranza” ancora alla ricerca di un accordo sui punti da modificare. La moral suasion del Colle si era concentrata su due articoli particolarmente a rischio di incostituzionalità: il divieto di vendere schede telefoniche Sim ai migranti non regolarizzati e la norma che rende facoltativo il rinvio della pena in carcere (attualmente obbligatorio) per le donne incinte e le madri con bambini piccoli. La Lega sembra disposta a correggere almeno questi due punti ma in cambio chiede di far passare alcuni suoi emendamenti. In particolare quelli che contengono ulteriori misure a favore delle forze di polizia, oltre alla copertura delle spese legali per gli agenti indagati già contenuta nel pacchetto Sicurezza (mentre martedì alla Camera è stato approvato anche un ddl sul riordino delle forze dell’ordine), l’inasprimento delle pene per i furti in casa e per i reati d’odio antisemita.
Come ha spiegato il senatore Maurizio Gasparri, capogruppo di FI, però l’accordo tra i partiti di governo ancora non è stato sugellato. Gli stessi relatori di maggioranza in commissione Giustizia, la leghista Erika Stefani e il Fratello Marco Lisei, ancora ieri brancolavano nel buio o quasi. Il termine per gli emendamenti è previsto per il 7 aprile e la maggioranza comunque spera di non andare oltre il 16 aprile per il voto finale, magari con i tempi contingentati.
Intanto il Pd ha annunciato un’interrogazione alla Commissione europea sulla norma che penalizza la coltivazione industriale della canapa e il M5S insiste affinché sia cancellato anche l’articolo che rende obbligatoria la collaborazione con i servizi segreti di università e amministrazioni pubbliche. Le opposizioni preparano emendamenti anche sul reato di rivolta in carcere.











