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di Serena Riformato

La Stampa, 12 settembre 2024

“L’estate dei diritti” di Forza Italia scolorisce alla prova dell’aula di Montecitorio. Sullo Ius scholae e le madri detenute, il partito di Antonio Tajani cede il passo alla linea imposta da Lega e FdI. Durante l’esame sul disegno di legge Sicurezza, i deputati azzurri votano contro tutti gli emendamenti delle opposizioni sulla cittadinanza. Compreso il testo di Azione per legare lo Ius scholae al compimento di un ciclo di studi di almeno dieci anni, come proposto dai forzisti. “Serve una riforma complessiva, ci stiamo lavorando”, promette il deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo. Ma non sarà l’unico dietrofront della giornata. Dopo ore di risposte evasive e trattative, Forza Italia rinuncia ad ammorbidire la norma sulle madri detenute.

Il disegno di legge cancella il rinvio obbligatorio della pena per le donne incinte e con figli fino a un anno; un emendamento dei deputati azzurri Paolo Emilio Russo, Annarita Patriarca e Rita Dalla Chiesa chiedeva di ripristinarlo. Ma gli alleati hanno fatto muro, e hanno vinto. La proposta di modifica è stata ritirata e sostituita con un testo dei relatori: prevede che “entro il 31 ottobre di ciascun anno” il governo presenti “al parlamento una relazione” sulla condizione in carcere di donne incinte e madri con figli di meno di tre anni.

“Ma quale relazione? Questa attività già esiste, la fa il Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute”, nota il segretario di + Europa Riccardo Magi: “Dopo quello sullo Ius scholae, arriva il secondo bluff di giornata da parte di Forza Italia”. La critica delle opposizioni è corale. “Per tutta l’estate - attacca la responsabile Giustizia Pd Debora Serracchiani - Tajani ha detto che il partito si sarebbe impegnato per norme di civiltà come lo Ius scholae e l’abolizione del carcere per i bambini. Parole vuote: per Forza Italia la civiltà finisce sulla porta di Palazzo Chigi”.

Davide Faraone, presidente dei deputati di Iv, punta il dito contro “l’ennesimo passo indietro” degli azzurri: “Ridicoli”. Avs parla di “voltafaccia” e “figuraccia” del partito di Antonio Tajani. L’esame del disegno di legge Sicurezza non è ancora concluso, ma gli articoli approvati finora infiammano il centrosinistra.

In testa, la norma ribattezzata “anti-Gandhi”. Chi blocca un’infrastruttura - una strada o una ferrovia -rischia il carcere fino a un mese. Se è in gruppo, può andare incontro alla reclusione da sei mesi a due anni. È una fattispecie sartoriale per le proteste degli eco-attivisti. “Se un migliaio di studenti occupa una strada rischia di incorrere in un reato penale”, sottolinea il deputato Pd Gianni Cuperlo. “Il carcere per chi esprime il dissenso è liberticida e va contro la Costituzione”, commenta il vicepresidente M5S della Camera Sergio Costa, ex ministro dell’Ambiente.

“L’articolo - aggiunge - è chiaramente mirato a vietare le manifestazioni dell’attivismo ambientale”. Il leader di Europa Verde Angelo Bonelli denuncia la “svolta illiberale” di un governo che “non è in grado di gestire il dissenso”. Passa con i voti della maggioranza anche l’aggravante per i reati compiuti nelle stazioni o sui treni e la stretta per chi occupa abusivamente gli immobili (il reato varrà fino a sette anni di carcere). Esulta il leader del Carroccio Matteo Salvini: “Grande vittoria per una battaglia storica della Lega, tolleranza zero!”.