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di Anna Laura Bussa

Il Manifesto, 7 maggio 2026

È ancora stallo in commissione Giustizia del Senato sul ddl Bongiorno. Uno stallo che ha sempre più il sapore del muro contro muro. Con le opposizioni che insistono nel voler votare il provvedimento contro lo stupro approvato all’unanimità alla Camera a novembre e la maggioranza che ribadisce la sua contrarietà invitando a trovare formule alternative. “Le nostre posizioni erano già distanti, ma dopo le piazze che ci sono state e restando sempre in ascolto delle istanze che arrivano dal territorio, queste distanze sono ormai diventate incolmabili”, spiega la senatrice Pd, Valeria Valente, che fa parte del comitato ristretto della Commissione convocato per esaminare il ddl e chiuso con un nulla di fatto.

Dello stesso avviso la senatrice Avs e vicepresidente della Commissione, Ilaria Cucchi, che osserva come, nella riunione del comitato, si sia assistito “ancora ad uno stop alla discussione”. “La destra, a parole, difende le donne vittime di violenza, poi, alla prova dei fatti, blocca l’approvazione di una legge di civiltà che ribalta decenni di stereotipi che criminalizzano le vittime, la cosiddetta criminalizzazione secondaria.

La violenza sessuale - aggiunge Cucchi - è un crimine contro le donne. E come tale va riconosciuto e sanzionato. Per questa destra il consenso è indigesto, ma il consenso non si negozia, non si annacqua, non si cancella”. La presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno assicura di voler arrivare a “una mediazione”. “Su un tema così delicato come lo stupro - afferma - vorrei evitare lo scontro ed è per questo che ho istituito il comitato ristretto, per a trovare formule che siano più condivise”.

Al comitato sono arrivate sinora 3 nuove proposte di riformulazione dell’articolo 609 bis c.p., tutte presentate da Julia Unterbeger, avvocata e senatrice altoatesina del gruppo Autonomie. E nell’ultima, quella appena depositata, si parla sia di “consenso” sia di “dissenso”. “Chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale di quest’ultima è punito con la reclusione da 6 a 12 anni. L’assenza di consenso all’atto sessuale - si legge nel testo - deve essere riconoscibile e valutata tenendo conto della situazione e del contesto il cui il fatto è commesso”. “L’atto sessuale si presume senza il consenso della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso. L’assenza di consenso può anche essere desunta dall’immobilità della vittima”.

Il comitato tornerà a riunirsi tra un paio di settimane. “Ma più si scrive in una norma più si complicano le cose”, dichiara Valente che, insieme a Cucchi, incalza: “Noi da qui non ci spostiamo”. Così, mentre il Parlamento Ue si accorda per chiedere che si arrivi a una legge europea contro lo stupro basata sul concetto di consenso libero, attuale e revocabile, in linea con la Convenzione di Istanbul, in Italia si prende ancora tempo. E la strada resta tutta in salita.