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di Elisa Messina

Corriere della Sera, 9 aprile 2026

Manifestazione davanti al Senato contro il testo Bongiorno. Prima riunione oggi del comitato ristretto che deve mediare tra maggioranza e opposizione per arrivare al nuovo testo. La bozza della senatrice Unterberger che tenta una sintesi. È stato composto e presentato oggi in Commissione Giustizia del Senato il comitato ristretto proposto dalla presidente Giulia Bongiorno, per arrivare a un testo condiviso sul ddl stupri, per modificare “l’articolo 609-bis del codice penale in materia di violenza sessuale e di libera manifestazione del consenso”. Ne fanno parte, oltre alla presidente Bongiorno, relatrice del testo, Erika Stefani per la Lega, Susanna Donatella Campione per FdI e Pierantonio Zanettin per Fi, mentre come rappresentanti delle forze di opposizioni ci sono Valeria Valente (Pd), Ada Lopreiato (M5s), Ilaria Cucchi (Avs) e Ivan Scalfarotto per Iv.

Il comitato, che si riunirà con cadenza settimale, ha il compito di avvicinare le posizioni di maggioranza e opposizione per trovare la quadra che porti a un testo condiviso. Compito non semplice perché, dopo la bocciatura del testo passato alla Camera dove era centrale il concetto di “consenso libero e attuale” (senza il quale è stupro), si era passati a una proposta di testo a firma della senatrice Bongiorno che sostutuiva il consenso con il principio di dissenso: spetterebbe alla vittima dimostrare la volontà contraria all’atto sessuale. Versione subito respinta dall’opposizione ma anche da giuristi e da tutto il mondo dell’associazionismo femminile.

In questi giorni è circolata anche una bozza di proposta della senatrice sudtirolese Julia Unterberger che prova una sintesi ardita tra le due versioni: si torna sul concetto di consenso libero e attuale, come nella prima formulazione votata alla Camera, ma si aggiunge un secondo paragrafo in cui si precisa che “Il dissenso all’atto sessuale deve essere riconoscibile e valutato tenendo conto della situazione e del contesto in cui è commesso”, quindi recuperando la formulazione del testo scrtitto da Bongiorno dopo le proteste dei senatori leghisti e un concetto, quello di “consenso riconoscibile” che era stato proposto dalla stessa Bongiorno in Commissione ma bocciato da senatori e senatrici dell’opposizione.

Ora spetta però al comitato ristretto tentare un dialogo che parte già in salita: non sono solo in ballo diverse terminologie giuridiche ma due visioni del modo di intendere i diritti delle donne e della giurisprudenza. E il testo del nuovo articolo 609-bis non dovrebbe, teoricamente, prescindere dalla Convenzione del Consiglio d’Europa, ratificata dall’Italia nel 2012, e dalle tante sentenze della Corte di Cassazione di questi ultimi anni che a quella Convenzione si rifanno. 

Intanto di fronte al Senato, in concomitanza della prima riunione del comitato ristretto, si è tenuto un presidio e un sit-in di esponenti dei centri anti violenza della Capitale, Differenza Donna, di Non una di meno e di altre associazioni femministe. Ed è stato esposto lo striscione con la scritta “Senza consenso è stupro”. Il sit in di protesta contro il ddl Bongiorno organizzato dai movimenti femministi davanti al Senato si è successivamente trasformato in corteo e ha attraversato piazza Navona. Qualche centinaio di manifestanti si è aggiunto alla protesta che ha occupato la piazza con cori e striscioni.