di Giovanna Casadio
La Repubblica, 1 luglio 2021
Una settimana di tempo per le "modifiche informali". Il Pd: il 13 luglio si discuta in aula. Le posizioni sul ddl Zan non potrebbero essere più distanti. Il tavolo di confronto - convocato per trovare un accordo tra la destra e i giallo-rossi - dà solo la misura del disaccordo. È muro contro muro sulla legge contro l'omotransfobia, su cui si è abbattuta la scure del Vaticano con tanto di nota diplomatica di contrarietà. La riunione a Palazzo Madama finisce con un nulla di fatto. Ma viene aggiornata a martedì prossimo. Una settimana di tempo per presentare modifiche "informali". Pd-M5Stelle e Leu non ci pensano affatto. "Il Pd non propone alcuna modifica, per noi resta il ddl Zan e vogliamo se ne discuta in aula il 13 luglio, quella deve essere la data certa", chiarisce la capogruppo dem, Simona Malpezzi.
A metà riunione oggi, dalla commissione Giustizia - dove si svolge il dialogo, voluto dal presidente, il leghista Andrea Ostellari - trapela che c'è la disponibilità a trattare. È lo slogan delle buone intenzioni. Le modifiche chieste dalla Lega significano una riscrittura del disegno di legge che porta il nome del deputato dem e attivista Lgbt, Alessandro Zan. Tutti gli articoli del testo Zan sono da ritoccare per i leghisti, che puntano a una cosa precisa: cancellare ogni riferimento all'identità di genere nel ddl. Massimiliano Romeo e Simone Pillon ipotizzano di unire i due testi, lo Zan (approvato alla Camera il 4 novembre scorso) e il ddl Ronzulli-Salvini. Ovviamente, dicono, l'esame va continuato in commissione.
Lo scontro è servito. Il Pd ha un mandato preciso del segretario Enrico Letta: stabilire la data per discutere del ddl contro l'omotransfobia in aula: il 13 luglio. Malpezzi e Franco Mirabelli non derogano da questa linea. "Le distanze sono siderali. Il sospetto è che la Lega continui a simulare il dialogo per prendere altro tempo", si spazientisce Mirabelli. Nota che il forzista Malan lascia la riunione per andare in tv a parlare del Concordato. Per la sinistra, Loredana De Petris conferma che il testo è e resta il ddl Zan.
A smarcarsi sono i renziani. Illustrano le possibili modifiche e insistono per trovare una qualche intesa "altrimenti si rischia il pantano parlamentare". Davide Faraone, il capogruppo di Italia Viva, spiega però che cercare un accordo non significa smantellare o affossare la legge contro l'omofobia. Dice: "Il tavolo politico che abbiamo voluto si è rivelato utile come avevamo detto, perché ogni forza politica ha potuto esprimere il proprio pensiero e confrontarlo con gli altri. Siamo finalmente entrati nel merito. Entro venerdì ogni forza politica presenterà le sue proposte e martedì ci sarà una nuova riunione. Però se l'intesa non si trova, Iv voterà per portare il ddl in aula".
Il fronte del centrosinistra quindi resta compatto. Alessandra Maiorino, che per i 5Stelle ha seguito passo passo la legge, ribadisce che la tabella di marcia che i giallo-rossi si sono dati, verrà rispettata: il 6 riunione dei capigruppo in cui confermare l'approdo in aula del ddl Zan il 13, nello stesso giorno in cui Ostellari riconvoca il tavolo di dialogo perché insieme le forze politiche valutino le modifiche cosiddette informali. In realtà quando in Parlamento si vuole modificare qualcosa si presentano gli emendamenti al testo in esame. In questo caso si tratta di un pre-partita. Il leghista Ostellari, che è anche il relatore della legge, insiste per cambiare subito gli articolo 1, 4 e 7 del ddl Zan e arrivare alla discussione dell'aula con una proposta radicalmente diversa.











