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di Serenella Mattera

La Repubblica, 1 giugno 2022

Riforme e decreti, se ne parla dopo il 12 giugno. Ora quasi due settimane di stop per permettere ai parlamentari di girare l’Italia a caccia di voti, ma anche per evitare tentazioni di strappo parlamentare a fini elettorali. Per i provvedimenti del governo, legati alla crisi o al Pnrr, in programma dopo la pausa un tour de force di votazioni.

Taxi, Csm, ius scholae. Tutto rinviato, a dopo le amministrative. Le Camere chiudono per la campagna elettorale. C’è stato un ultimo lunedì di votazioni, con molti assenti, per dare il via libera al Senato alla legge sulla concorrenza e alla Camera a una legge per impedire che bimbi e madri detenute vivano insieme in carcere. E ora ci sono quasi due settimane di stop, non solo per permettere ai parlamentari di girare l’Italia a caccia di voti, ma anche per evitare tentazioni di strappo parlamentare a fini elettorali. Si sono messi al riparo - con il rinvio - decreti, riforme e pure le leggi sui diritti. Tutti tranne il ddl sulla concorrenza, che era già in enorme ritardo. Ma se per i provvedimenti del governo, legati alla crisi o al Pnrr, è già in programma dopo la pausa un tour de force di votazioni, per le leggi sui diritti (ddl Zan, fine vita, cittadinanza, cannabis) e per la legge elettorale si annuncia un cammino ben più accidentato.

La pausa elettorale, in vista del voto in quasi mille Comuni, dura ufficialmente a Montecitorio dal 2 al 12 giugno, a Palazzo Madama dal 6 al 12 giugno. Ma di fatto i lavori sono già fermi, al netto di qualche convocazione in commissione e discussioni come quella in programma oggi in Aula alla Camera sul testo unico per il volo da diporto o sportivo. È bloccato anche l’esame della riforma del Csm, approvata dai deputati a fine aprile, perché il 12 si votano i referendum di Lega e Radicali sulla giustizia e il via libera al testo vanificherebbe alcuni dei quesiti: l’esame dei 260 emendamenti in commissione è stato tenuto in stand by e il testo sarà portato in Aula solo il 16 giugno. Ma il governo è persuaso che l’accordo di maggioranza reggerà, sulla giustizia come sulla riforma degli appalti, messa in calendario al Senato il 14 giugno per l’approvazione definitiva, e sulla delega fiscale, che andrà al voto a Montecitorio il 20 giugno. Ecco perché il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli afferma che questi “sono giorni più sereni”, perché le misure essenziali al Pnrr sono instradate. Ma non vuol dire che sia tutto risolto. Garofoli lo riconosce in uno scambio di battute, a margine di un evento sul Piano di ripresa e resilienza, con l’attore Riccardo Scamarcio: “Passiamo da una difficoltà all’altra - gli racconta - tutte imprevedibili ma che vanno fronteggiate”. Il prossimo ostacolo è del resto già noto. Perché trovata a Palazzo Madama una mediazione sulle concessioni balneari, la legge sulle liberalizzazioni andrà all’esame della Camera e lì bisognerà affrontare i nodi finora rinviati, su tutti le norme su taxi e Ncc, contro le quali i tassisti e la Lega sono già sul piede di guerra. La seconda lettura non sarà una formalità, insomma. “Supereremo” anche questo problema, si mostra sicuro Garofoli, anche perché la riforma della concorrenza va approvata “per forza” prima della pausa estiva, se si vogliono adottare i decreti attuativi entro fine anno e non si vuol rischiare di perdere i miliardi del Pnrr.

Alla voce decreti, l’agenda al cardiopalma a cavallo di giugno e luglio prevede l’esame delle norme per velocizzare il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e dei 14 miliardi di aiuti approvati dal governo a inizio maggio. Nel primo caso, si rischiano spaccature in maggioranza sul pacchetto di misure contro l’evasione fiscale che fa partire le multe dal 30 giugno a chi non fa pagare con carte e bancomat. Mentre il decreto Aiuti già vede sul piede di guerra Giuseppe Conte, contro il termovalorizzatore a Roma. Non solo. I Cinque stelle si preparano a dar battaglia anche il 21 giugno, quando Mario Draghi sarà in Aula per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo di fine mese: vogliono mettere ai voti una risoluzione che andrebbe contro la linea tenuta finora dal governo, per lo stop all’invio di armi all’Ucraina.

Il clima post-pausa sarà molto influenzato dall’esito delle amministrative, perché i partiti si misureranno nelle urne e da lì inizieranno a preparare la volata verso le elezioni politiche del 2023. Dal giorno dopo Pd, M5s e Leu torneranno a spingere perché si cambi la legge elettorale, con un sistema proporzionale, nella speranza che l’enorme crescita di Fdi nel centrodestra induca anche Lega e Fi a correggere il sistema maggioritario. Di sicuro però il clima pre-elettorale renderà molto difficile portare a termine le leggi sui diritti: stanno al cuore al centrosinistra, ma al Senato si scontrano con una maggioranza a forte tendenza conservatrice. Il Pd proverà a far ripartire il ddl Zan e a votare a Palazzo Madama la legge sul fine vita già approvata, nonostante l’ostilità del centrodestra, alla Camera. A Montecitorio sono intanto in calendario in Aula il 24 giugno la legge sulla cittadinanza ai bambini stranieri, con lo ius scholae, e il 25 giugno la legge per legalizzare la coltivazione e il possesso per uso personale di cannabis. Lo scontro col centrodestra è un copione già scritto, le probabilità di successo non sono alte.