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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 16 luglio 2021

 

Probabile il rinvio a settembre, ma la strada è minata dal rischio del voto segreto. I dissidenti dem: un azzardo la strategia del leader. Le lacrime nell'aula del Senato della forzista Masini.

"Cresce la schiera di chi non vuole morire in battaglia sul ddl Zan, ma portare davvero a casa la legge contro l'omotransfobia". Andrea Marcucci riassume così la riunione dei senatori del Pd, convocata ieri, dopo che in aula a Palazzo Madama l'esame del disegno di legge è stato aggiornato a martedì prossimo. Martedì sarà probabilmente l'ultimo giorno del ddl Zan prima della pausa estiva: ci sono infatti tre decreti legge da votare subito (il decreto Semplificazioni, il dl Sostegni e quello sulla Cybersecurity). È probabile quindi che sia rinviata a settembre la legge che porta il nome del deputato dem e attivista Lgbt, Alessandro Zan.

Il rischio dell'altro ieri, quando per un solo voto il ddl Zan è riuscito a evitare la sospensione, ha lasciato strascichi. Nell'assemblea del Pd se ne parla senza girarci attorno. "Una discussione franca, e spero si apra una breccia", twitta sempre Marcucci. Il Pd annuncia che non presenterà emendamenti (che vanno depositati entro martedì mattina), così come non li presenteranno i 5Stelle. Ma se ne attendono una valanga dalle destre, e dalla Lega soprattutto. Matteo Renzi, nel videoforum con Repubblica, ha assicurato: "Ci saranno gli emendamenti presentati da altre forze politiche, non da Italia Viva.Il ddl Zan l'abbiamo votato e continueremo a farlo". Ma per la legge contro l'omofobia la strada è minata dai voti segreti e dai "franchi tiratori".

Ex capogruppo ed ex renziano di ferro, Marcucci è il più critico sulla strategia di Enrico Letta di andare avanti comunque sul ddl Zan così com'è stato approvato alla Camera il 4 novembre scorso. È convinto vadano cercati compromessi con Matteo Salvini e con Renzi. Scatta tra i dubbiosi del Pd l'ultimo pressing su Letta affinché cambi strategia e cerchi una mediazione. Lo conduce la pattuglia dei dissidenti, che non vogliono essere chiamati fronda, perché - spiegano - "abbiamo diverse strategie ma un obiettivo comune: approvare la legge". Oltre a Marcucci e a Stefano Collina, Valeria Valente, presidente della commissione sul femminicidio, Valeria Fedeli, ex ministra della Scuola, Mino Taricco sono la prima linea. Chiedono al segretario Letta "un supplemento di riflessione". Dice Taricco: "È un azzardo non provare a lavorare sui contenuti".

In aula ieri, nel lungo elenco di interventi, la commozione di Barbara Masini, la senatrice di Forza Italia che ha fatto coming out e voterà il ddl Zan. Ricorda: "Quando capì di me, mia madre disse ho paura per te... a tutti voi auguro di potere guardare negli occhi i vostri cari anche quelli che un domani saranno diversi dai vostri desideri e potergli dire: io vi ho protetti dalla paura".

La linea del Pd la illustra la capogruppo Simona Malpezzi: "Andiamo avanti in attesa degli emendamenti delle altre forze politiche per vedere quale direzione vogliono prendere. Noi non presenteremo emendamenti, ma qualificanti ordini del giorno". Gli odg stanno a cuore a "Base riformista", la corrente degli ex renziani, come afferma Alessandro Alfieri.

Riguardano ad esempio, l'articolo 7 e le iniziative nelle scuole sull'omofobia. È anche il punto su cui il Vaticano nella nota diplomatica di contrarietà è intervenuto richiamando il Concordato. Franco Mirabelli ribadisce: "Sono irricevibili le modifiche proposte dalle destre". Rincara Alan Ferrari, altro senatore critico: "Al Pd interessa solo uscire da qui con un diritto in più. Perché uscire senza un diritto in più vorrebbe dire esporre per ancora molto tempo le persone più fragili".