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di Alessandro Di Matteo


La Stampa, 9 luglio 2021

 

Martedì il testo in Aula: nel centrosinistra non c'è accordo e la Lega prepara gli emendamenti. La metafora della roulette russa è sicuramente abusata, sul ddl Zan, ma è anche quella che meglio descrive il clima che si sta creando in Senato sulle norme anti-omofobia e sono soprattutto due i protagonisti che rischiano di rimanere seduti al tavolo con la pistola puntata sulla tempia.

Basta leggere le dichiarazioni di ieri per capire che, alla fine, la faccenda sta diventando una questione tra Pd e Italia viva, tra Matteo Renzi ed Enrico Letta. Martedì, a palazzo Madama, inizierà un gioco che nessuno sarà in grado di controllare fino in fondo, la Lega già prepara un diluvio di emendamenti e la richiesta del voto segreto. In queste condizioni è difficile dire persino se si arriverà a un voto prima dell'estate o se tutto slitterà a settembre. Non a caso tra Pd e Iv è iniziato un rimpallo di responsabilità per cercare di scaricare sull'avversario la colpa dell'eventuale patatrac. "Se ognuno è coerente con quello che viene detto e fatto, il ddl Zan verrà approvato", attacca Letta. Il richiamo alla coerenza ha un destinatario ben preciso, ovviamente Renzi che alla Camera ha fatto votare il provvedimento e che ora chiede di cambiarlo perché - sostiene - bisogna tenere conto dei numeri al Senato. Ma il leader Iv replica alla sua maniera, provocatorio: "Non capisco la testardaggine con cui si dice "non si discute". Non mi ricordo di grandi previsioni di Letta che poi si sono realizzate negli ultimi anni... Il mio amico Enrico non è propriamente attendibile".

Salvini si gode lo scontro, scrive una lettera aperta ai parlamentari - "Concentriamoci su quello che ci unisce" - e assicura che lui è d'accordo a prevedere pene severe per "chi discrimina, offende o aggredisce due ragazzi o due ragazze che si amano". Poi conclude dicendo che "la responsabilità dell'eventuale bocciatura della legge è tutta della sinistra". Stessa linea di Licia Ronzulli, Fi: se tutto salta, "chi ha insistito per una prova muscolare rifiutando ogni mediazione dovrà assumersi la responsabilità".

Anche Renzi usa lo stesso argomento: "Martedì 13 io vado in Aula, chiedo la parola e dico che il Parlamento non è fatto per sputarsi addosso. Chi fa saltare la legge ha una responsabilità storica". Peccato che il Pd non creda affatto alla buona fede di Salvini. "Lega e FdI hanno votato contro la risoluzione che condanna la legge ungherese anti-Lgbtq. Davvero qualcuno crede che vogliano approvare una legge contro i crimini d'odio?", dice la capogruppo Simona Malpezzi.

L'obiettivo, è la convinzione di Letta, è modificare il ddl Zan per poi affossarlo alla Camera. Renzi assicura che non chiederà il voto segreto e che, comunque, i suoi voteranno a favore della legge. Ma lui stesso sa che i voti segreti ci saranno perché "basta la richiesta di 20 senatori". Impossibile, a quel punto, prevedere se davvero ci saranno i franchi tiratori dentro M5s e Pd, come dice Renzi, o se quelli di Iv affosseranno il provvedimento nel segreto dell'urna come temono i democratici. Una roulette russa, appunto.