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di Giovanna Casadio

 

La Repubblica, 27 maggio 2021

 

I giallorossi rivolgono un appello alla presidente del Senato: "Stop all'ostruzionismo". Italia viva insiste sulla strada del dialogo con la destra, ma il sospetto dei dem è che il partito di Renzi si presti a insabbiare la legge contro l'omofobia. Domani (giovedì 27) convocato ufficio di presidenza della commissione.

Una breve riunione informale al Nazareno convocata d'urgenza dal segretario dem Enrico Letta per dire che sul ddl Zan non ci sono ripensamenti e bisogna approvarlo al più presto. Subito dopo il Pd con Movimento 5Stelle, Leu e Autonomie invia una lettera alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati chiedendo che entro la prima settimana di luglio la legge, che porta il nome del deputato dem e attivista lgbt Alessandro Zan, vada in aula per il voto definitivo. Stop all'ostruzionismo della Lega e del presidente della commissione Giustizia di Palazzo Madama il leghista Andrea Ostellari, denunciano i giallo-rossi. È l'ultimatum, prima di ricorrere alla procedura che prevede di portare un provvedimento direttamente in aula per l'impossibilità di esame in commissione. Ostellari, intanto, in tarda serata, ha convocato l'ufficio di presidenza della commissione domani (giovedì 27 maggio) alle alle 14.15 precisando che "le lettere sono sempre ben gradite" ma che non hanno nulla a che fare con la sua convocazione.

I renziani però si sfilano. E insistono sulla strada del dialogo con la destra. Il sospetto dem è che Italia Viva si presti a insabbiare la legge e faccia da sponda alla destra. Dai giallo-rossi arriva quindi l'appello a Casellati. Scrivono: "Le segnaliamo l'impossibilità di proseguire l'esame del ddl Zan contro l'omotransfobia presso la commissione Giustizia. Il presidente della commissione Ostellari, sin dall'inizio dell'esame, ha adottato comportamenti palesemente ostruzionistici in aperta violazione del suo ruolo e delle sue funzioni di garanzia, impedendo il funzionamento della commissione e l'inizio dell'esame del provvedimento per ben quattro mesi rendendo, a tal fine, necessaria una votazione a maggioranza sul testo già approvato dalla Camera".

Sono le accuse di Pd-5S, Leu. Che elencano le tappe dell'ostruzionismo: "In primis, il presidente Ostellari ha nominato sé stesso Relatore del provvedimento pur avendo esternato pubblicamente la sua forte contrarietà al disegno di legge in esame, in modo assolutamente improvvido e inopportuno, forzando le buone prassi istituzionali nel rapporto tra il presidente e i componenti della commissione".

E poi via a seguire tutti gli altri rallentamenti: dall'accoppiamento del ddl Zan a quello Ronzulli-Salvini fino alle 170 audizioni accolte, che significherebbero tenere in ostaggio la legge per oltre 4 mesi. L'elenco di esperti, associazioni da ascoltare - aggiungono - è stato tenuto segreto per dieci giorni e reso noto solo nella seduta di ieri.

"Perciò se il presidente Ostellari continuasse ad adottare comportamenti palesemente ostruzionistici e pretestuosi, impedendo alla commissione Giustizia l'esame del disegno di legge in oggetto e non riducendo a una settimana la durata delle audizioni, nonché la conclusione dello stesso affinché il provvedimento possa essere esaminato dall'assemblea del Senato nella prima settimana di luglio, le preannunciamo che ci troveremo costretti a chiedere la convocazione di una conferenza dei capigruppo per calendarizzare il ddl Zan".

A Casellati i giallo-rossi chiedono di intervenire per ripristinare "la correttezza istituzionale". Ma certamente pesa la breccia aperta dai renziani e da chi, come l'ex capogruppo dem Andrea Marcucci, invita a rallentare in nome del dialogo e di una legge condivisa sull'omofobia. Non è la via indicata dal Pd né dai grillini e dalla sinistra. Lo scontro politico si complica.