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di Giovanna Casadio


La Repubblica, 26 giugno 2021

 

Sulla carta la maggioranza è di 168 voti a favore e 151 contrari. Italia Viva cerca un confronto con le destre. Berlusconi: "Non è una priorità". Salvini si intesta la bandiera della trattativa sul ddl Zan. Ma nel Pd nessuno ci crede. Il leader leghista va per le spicce: "Se togliamo l'ideologia in una settimana si chiude tutto", e dice che nell'sms inviato al segretario dem Enrico Letta propone anche di disincagliare la legge contro l'omofobia dalle secche. A patto ovviamente che si tolga la questione del gender, che non piace alla Chiesa. Letta declina e indica la strada maestra: "Io non ho mai rifiutato il confronto e non lo rifiuterò nemmeno questa volta. Ma la Lega non ha voglia di modificare e di migliorare il testo, vuole affossarlo. La cosa migliore è andare in aula e ognuno si assumerà la sua responsabilità".

La trattativa non decolla. E d'altra parte, a destra non tira buona aria per la legge contro l'omofobia. Silvio Berlusconi liquida la questione: "Il governo deve realizzare grandi riforme, non il ddl Zan". Comunque la prova del nove del confronto sarà il tavolo dei capigruppo del Senato di mercoledì prossimo. Lo ha convocato Andrea Ostellari, il presidente leghista della commissione Giustizia, dove il ddl Zan si è impantanato tra ostruzionismo e audizioni infinite. Tutti i partiti hanno accettato l'invito. I giallo-rossi però chiariscono: andiamo a vedere le carte. E per evitare che sia solo melina, pongono una condizione: che sia confermato l'esame in aula della legge contro l'omofobia per il 13 luglio. Insistono sia la grillina Alessandra Maiorino che la dem Monica Cirinnà.

Insomma non basta l'acqua sul fuoco gettata l'altro ieri dal segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin. Parolin ha invitato al dialogo, garantendo che il Vaticano non ha mai voluto bloccare la legge contro l'omofobia con quella nota diplomatica che si è abbattuta come una scure sulla laicità dello Stato italiano e sul suo Parlamento. Ma modifiche sono possibili? La Chiesa invoca in particolare la riscrittura dell'articolo 1 del ddl Zan in cui si parla di "identità di genere" e quindi della fluidità del passaggio da un sesso all'altro; dell'articolo 4 che affronta il tema della libertà d'espressione; dell'articolo 7 ovvero dell'istituzione di una giornata contro l'omotransfobia e delle iniziative di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado. Questo punto soprattutto metterebbe in discussione uno dei pilastri del Concordato, la libertà delle scuole cattoliche paritarie.

I giallo-rossi fiutano la trappola della destra. E per chiarire che i sospetti sono fondati, il vice capogruppo dem a Palazzo Madama, Franco Mirabelli cita le parole del governatore del Friuli Venezia Giulia, il leghista Fedriga, secondo il quale il ddl non va corretto, ma rifatto. "Ringraziamo Fedriga per la semplicità e l'onestà con cui ha chiarito cosa vuole la Lega", reagisce Mirabelli.

Molto conta il pallottoliere di Palazzo Madama. Qui la differenza la fanno i renziani e la pattuglia dei dissidenti e ribelli trasversale ai gruppi. Italia Viva ha fatto sapere con Davide Faraone di puntare a un dialogo con le destre. Ma Ivan Scalfarotto, che nella scorsa legislatura presentò il ddl contro l'omofobia poi naufragato, ragiona: "Se i leghisti sono a favore delle leggi omofobe di Orban, come è pensabile una mediazione? La strada dell'aula è la scelta obbligata". I 17 senatori di Iv, messi davanti a un "prendere o lasciare", si orienteranno verso il ddl Zan (già dai renziani votato alla Camera)? I Dem scommettono di sì. Inoltre escludono defezioni nel gruppo del Pd, nonostante dubbi ci siano. Sulla carta quindi la maggioranza è di 168 voti a favore del ddl Zan e 151 sono i contrari. Una ventina di voti tuttavia potrebbero fare la differenza nello scrutinio segreto. In Forza Italia c'è una pattuglia liberal che potrebbe staccarsi.