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Il Dubbio, 28 aprile 2026

Il segretario della Uil-Fp Polizia penitenziaria lega il caso Alemanno al sovraffollamento strutturale e denuncia organici carenti, aggressioni e assenza di riforme. Il caso Gianni Alemanno riporta per qualche ora il carcere al centro del dibattito pubblico, ma per Gennarino De Fazio il punto vero è un altro: non il singolo detenuto eccellente, bensì una crisi penitenziaria ormai strutturale che continua a essere affrontata senza risposte concrete. Il segretario generale della Uil-Fp Polizia Penitenziaria parla apertamente di contraddizioni del governo e lega lo sconto di pena riconosciuto all’ex sindaco di Roma a un fenomeno molto più ampio, che ogni anno coinvolge migliaia di detenuti costretti a vivere in condizioni ritenute inumane e degradanti. Nella sua analisi, il nodo centrale è rappresentato dal sovraffollamento carcerario, ma il quadro si allarga subito alla carenza di organici, ai turni massacranti, alle aggressioni subite dagli agenti e all’assenza di misure deflattive realmente efficaci. Il risultato, denuncia De Fazio, è un sistema vicino al punto di rottura.

Il caso Alemanno e il paradosso dell’articolo 35-ter - Per il dirigente sindacale, lo sconto di pena riconosciuto ad Alemanno non è affatto un episodio isolato. Rientra invece in un meccanismo previsto dall’articolo 35-ter dell’ordinamento penitenziario, che consente a ogni condannato che abbia subito un pregiudizio nei diritti di proporre reclamo per ottenere una riduzione di pena pari a un giorno ogni dieci di detenzione, vale a dire 18 giorni ogni sei mesi. De Fazio richiama il fatto che ogni anno a circa 6mila detenuti venga accordato questo rimedio risarcitorio, quasi sempre per condizioni collegate al gravissimo sovraffollamento delle carceri. Ed è qui che individua il paradosso politico: lo Stato finisce per riconoscere uno sconto più alto come ristoro per trattamenti degradanti, ma nel frattempo ha affossato una misura ordinaria che prevedeva una riduzione inferiore e più legata al percorso trattamentale.

Il riferimento alla proposta Giachetti - Il segretario della Uil Fp Polizia Penitenziaria punta infatti il dito contro la scelta del governo e della maggioranza di bloccare la cosiddetta proposta di legge Giachetti, pensata per affrontare il sovrappopolamento detentivo. Quella misura prevedeva uno sconto di 15 giorni ogni sei mesi, quindi inferiore ai 18 giorni risarcitori riconosciuti tramite reclamo, per i detenuti che avessero dimostrato adesione ai programmi trattamentali e un regolare comportamento in carcere. Per De Fazio, il confronto tra i due strumenti rende evidente l’incoerenza della linea politica seguita finora. Da una parte viene bocciata una soluzione che avrebbe potuto alleggerire in modo regolato il sistema, dall’altra si continua a rincorrere le decisioni dei tribunali che certificano la violazione dei diritti fondamentali nelle celle sovraffollate.

I riflettori accesi solo per un detenuto eccellente - Nella seconda parte del suo intervento, De Fazio osserva con amarezza che l’attenzione pubblica si sia riaccesa sulle carceri soltanto perché la vicenda riguarda un detenuto noto. Parla senza giri di parole di un “detenuto eccellente”, un uomo politico di primo piano negli anni passati, e lascia intendere che senza questo elemento difficilmente il tema avrebbe ottenuto analogo spazio. Il segretario sindacale aggiunge che quei riflettori, con ogni probabilità, si spegneranno presto, in attesa del prossimo fatto clamoroso. Eppure, avverte, nemmeno un nuovo episodio eclatante sembra sufficiente a spingere la politica verso interventi reali e strutturali.

Una pressione detentiva ormai fuori controllo - È qui che il discorso si sposta sui numeri. De Fazio descrive i penitenziari come una pentola pronta a esplodere, sotto la pressione di 64.248 detenuti stipati in appena 46.331 posti disponibili. Un rapporto che, nella sua ricostruzione, porta la media nazionale del sovraffollamento al 138,7%, con punte che arrivano addirittura al 263%. Sono cifre che restituiscono l’idea di una crisi non più episodica ma cronica. Il sovraffollamento, in questa lettura, non è soltanto una questione statistica: è il fattore che comprime diritti, peggiora la qualità della vita detentiva, rende ingestibile il lavoro quotidiano del personale e alza il livello di tensione dentro gli istituti.

La carenza di agenti e i turni fino a 26 ore - Al sovraffollamento si somma, secondo De Fazio, la grave scopertura negli organici del Corpo di polizia penitenziaria. Il fabbisogno non coperto nelle carceri viene quantificato in almeno 20mila agenti, con una conseguenza immediata: chi è in servizio viene sottoposto a carichi di lavoro definiti insostenibili. Il segretario della Uil Fp parla di turni che arrivano a protrarsi anche per 26 ore ininterrotte, a testimonianza di una pressione organizzativa che non riguarda solo i detenuti ma colpisce direttamente anche chi lavora negli istituti. In questo quadro si inserisce un altro dato allarmante, quello delle oltre 3.400 aggressioni subite ogni anno dal personale.

Le carceri che cadono a pezzi - De Fazio critica anche i progetti annunciati sul fronte dell’edilizia penitenziaria, definiti di fatto fantasiosi o comunque privi di riscontri tangibili. Il punto, sostiene, è che mentre si parla di nuove strutture, le carceri esistenti continuano a cadere letteralmente a pezzi. Da qui la richiesta di interventi immediati e non più rinviabili. Per il sindacato, serve innanzitutto una riduzione concreta della densità detentiva, ma non solo. Occorre anche potenziare davvero gli organici della Polizia penitenziaria impiegata nelle carceri, magari alleggerendo gli uffici ministeriali, e avviare una vera opera di ristrutturazione e ammodernamento degli edifici.