di Giuliano Foschini
La Repubblica, 21 luglio 2025
Federico Cafiero de Raho, ex procuratore nazionale antimafia, oggi deputato del Movimento 5 Stelle. Perché dite che questa riforma della giustizia è un attacco alla Costituzione? “Credo che il punto sia ancora più generale. E cioè quello che il governo e l’attuale maggioranza politica hanno fatto in materia di giustizia”.
A cosa fa riferimento?
“Dall’inizio della legislatura hanno cancellato il reato di abuso d’ufficio, ridimensionato il reato di traffico di influenze, minato lo strumento delle intercettazioni, quasi reintrodotto l’istituto della prescrizione dei reati”.
Non serviva una razionalizzazione dei reati?
“Certo, ma non l’hanno attuata, introducendo, oltre 50 reati, che concorrono a ingolfare il lavoro della magistratura; alcuni di questi reati limitano la libertà di manifestazione del pensiero, costituzionalmente riconosciuta, perché sanzionano le espressioni del dissenso. All’aumento dei reati si accompagna l’aumento del lavoro delle forze dell’ordine, i cui organici sono ridotti di più del 20 per cento”.
Crede che sia un governo che si mostra debole con i forti? E forte con i deboli?
“Credo che ci siano norme che vanno in questo senso. Hanno introdotto l’obbligo dell’interrogatorio prima dell’esecuzione della misura cautelare personale, esponendo le vittime di reati, anche gravi, al rischio di vendette e di minacce finalizzate alla ritrattazione o, anche di fuga dell’indagato. E nello stesso tempo hanno indebolito la funzione giurisdizionale della Corte dei conti e ridotto la responsabilità erariale nel corso degli appalti e delle decisioni amministrative di attuazione del Pnrr, con riflessi significativi sui controlli della spesa pubblica e, quindi, anche sull’uso del denaro dei contribuenti”.
Perché la separazione delle carriere?
“L’obiettivo è rendere mansueti i magistrati e condizionarne l’operato. La legalità per questo governo e questa maggioranza è un orpello, per non dire un ostacolo: lo dimostra non aver dato esecuzione al mandato di arresto della Cpi sul generale libico Almasri. O aver blindato il mantenimento del ruolo di sottosegretario di Delmastro, condannato per rivelazione di atti riservati, utilizzati per attaccare l’opposizione con gravi accuse”.
Crede che sia in gioco l’indipendenza della magistratura?
“Da due anni assistiamo ad attacchi durissimi, scomposti e istituzionalmente inquietanti alla magistratura da parte di esponenti del governo Meloni e della sua maggioranza. Diversi provvedimenti del centrodestra mirano a limitare, intralciare e scoraggiare il lavoro dei pm. Guardate cosa è successo con le intercettazioni: per riformarle il ministro Nordio ha anche detto che i mafiosi non parlano per telefono. Messina Denaro è stato catturato proprio con le intercettazioni. Credo che il governo e la maggioranza intendano la riforma della giustizia come strumento per realizzare la supremazia e il controllo della politica sulla magistratura e garantire l’impunità dei cosiddetti colletti bianchi, con riduzione della libertà di informazione e di manifestazione del dissenso da parte dei cittadini”.











