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Ansa, 13 dicembre 2019


Il percorso penitenziario non basta, servirebbero task force. "È certo che la sola osservazione penitenziaria di per se non potrà mai essere considerata elemento indicativo della rieducazione perché occorre qualcosa in più che ci faccia pensare alla risocializzazione.

Non solo buona condotta, progressione del percorso rieducativo e trattamentale, tutto questo non sarebbe sufficiente: il soggetto mafioso, 'ndranghetista e camorrista è diverso da tutti gli altri criminali, osserva le regole all'interno del carcere, è un soggetto intraneo alle istituzioni.

Il mafioso e il camorrista hanno un rapporto rispettoso delle istituzioni, lo strumento della violenza lo usa come extrema ratio solo nei confronti di alcuni soggetti per dare segnale della propria presenza, altrimenti non usa violenza".

Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho, intervenendo davanti alla Commissione parlamentare antimafia sul regime di cui all'articolo 4bis dell'ordinamento penitenziario e le conseguenze derivanti dalla sentenza n. 253 del 2019 della Corte Costituzionale.

"Mafia, ndrangheta camorra nel carcere non danno adito a minimi problemi. Gli episodi che ci sono stati sono riconducibili a fatti ben precisi altrimenti la regola è rispettare le istituzioni", ha detto De Raho, il quale ha chiarito che per i permessi premio ai mafiosi "occorre la sussistenza di elementi che dimostrino l'interruzione di rapporti con la criminalità, e questo deve emergere con chiarezza. La preoccupazione è che nel momento in cui va fuori per un permesso il detenuto riprenda nello stesso modo gli stessi comportamenti".

"Il regime detentivo di coloro che sono al 41bis e in Alta sicurezza è tale da consentire loro di scambiare informazioni nel gruppo di socialità, formato da 3 detenuti. Come si scelgono, chi sono?". Individuare detenuti appartenenti a criminalità diverse, come si è fatto finora, "potrebbe determinare alleanze: si nota ultimamente che Cosa nostra lavora con la 'ndrangheta e questa con la camorra o tutte e tre insieme" per alcuni reati, come l'importazione di cocaina e altro. Insomma, "si comincia e riflettere sulla composizione di questi gruppi".

"Una riforma che corrisponde all'orientamento della Corte Costituzionale vorrebbe che ci fossero le risorse adeguate affinché coloro che dovessero godere del permesso premio possano essere monitorati in modo molto dettagliato, senza sfuggire mai all'attenzione dello stato. Sarebbe necessario muovere task force capaci di monitorare: questo richiede investimenti risorse un impegno importante", ha concluso De Raho.