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di Francesco Grignetti

La Stampa, 30 luglio 2023

Fondi per gli edifici non usati, più arretrati e personale che si licenzia. Nel rapporto del governo sullo stato di avanzamento del Pnrr, è desolante il quadro del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Altro che riduzione dell’arretrato, che sarebbe dovuto scendere del 65% nel 2024. Le cose invece vanno all’opposto. “Quarantacinque tribunali su 140 hanno registrato un aumento dell’arretrato”. La ragione della debacle sarebbe dovuta “all’onda dei ricorsi in materia di protezione internazionale del 2019”.

Peccato che la riduzione dell’arretrato fosse uno degli impegni presi da Bruxelles e che a questo punto va necessariamente ridiscusso. Fitto e Nordio propongono alla Commissione una “riformulazione”. Due le ipotesi: o una mera rideterminazione quantitativa, oppure la previsione di target differenziati che tengano conto delle differenze oggettive tra Uffici giudiziari. E comunque Nordio si augura che in autunno i dati siano meno catastrofici, considerando che sono appena entrate in vigore le riforme del penale e del civile.

Se si va a guardare il capitolo sull’edilizia giudiziaria, il ministero della Giustizia aveva ottenuto ben 411 milioni di euro per “costruzione di edifici, riqualificazione e rafforzamento del patrimonio immobiliare”. In particolare era stato concordato dal governo Draghi, ossia dalla ex ministra Marta Cartabia, che entro il 2026 ci sarebbero state alcune grandi ristrutturazioni e la costruzione di cittadelle giudiziarie con “efficientamento energetico degli edifici giudiziari”. E però il bilancio del ministero retto da Carlo Nordio, a luglio 2023, quando mancano solo due anni e mezzo alla scadenza finale, è preoccupante: a fronte dei 411 milioni di euro stanziati, non è stato speso un solo euro.

C’è di che preoccuparsi. Al ministero però minimizzano: a Bruxelles si chiederà “più flessibilità” nel raggiungimento degli obiettivi lamentando un dato oggettivo che vale per tutto il Pnrr italiano. Gli effetti degli aumenti dei costi nelle materie prime al momento hanno rallentato tutto il mondo dell’edilizia, non solo le opere della Giustizia. Fermo restando però che la tagliola del 2026 non è negoziabile e s’è visto con i Comuni che hanno perso d’un colpo diversi miliardi perché non erano in grado di garantire la fine dei lavori nel tempo prefissato.

Infine le persone. Per arrivare all’ambizioso risultato di tagliare l’arretrato (addirittura del 90% entro il 2026) e di velocizzare i processi, si contava di gettare in prima linea nei tribunali un grande numero di giovani neolaureati che avrebbero animato il cosiddetto Ufficio per il processo. Sarebbero stati loro, con l’entusiasmo della gioventù, freschi di studi, a rovesciare la situazione. E anche se erano assunzioni a termine, soltanto per 3 anni, con stipendi medi da 1700 euro, il ministero contava su di loro. Anche perché la via dei concorsi regolari, per amministrativi o per giudici, è lenta e complicata. Il risultato però non è conforme alle attese. E infatti, come s’è visto, i mirabolanti risultati che ci si attendeva non sono arrivati. Succede infatti che molti giovani neoassunti già fuggono: al 31 dicembre dell’anno scorso risultavano assunti 11.017 nuovi dipendenti per l’Ufficio del processo, ma in 2.286 hanno presentato le dimissioni. Molti si sono scoraggiati di fronte ai carichi di lavoro. Altri sono sul piede di guerra perché non vogliono farsi trovare impreparati alla fine del contratto ed è già iniziata la guerra sindacale.

Alla fine, insomma, gli addetti dell’ufficio per il processo in servizio sono appena 9. 165. Non bastano per le esigenze. Il ministero fa quindi ammenda con Bruxelles e cerca di correre ai ripari: “Offerte di lavoro a tempo determinato di durata inferiore a tre anni, quali quelle previste per le assunzioni degli addetti UPP, non sono considerate adeguate dai soggetti interessati e hanno condotto a un progressivo abbandono anticipato dell’incarico”. Le cose vanno peggio al Nord, dove il costo della vita è più alto e per i giovani laureati del Sud è improponibile trasferirsi. E quindi: “Sono state riscontrate difficoltà nella copertura delle posizioni messe a bando, sia per gli addetti UPP che per i profili tecnici, soprattutto al Nord”.

L’idea di Nordio è convincere Bruxelles che una parte dei fondi sia dirottata alla stabilizzazione di questi precari. “L’opportunità del mantenimento in servizio di risorse umane già formate è stabilito dalla stessa giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea”. Si vedrà.