di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 13 marzo 2026
Intervista con la responsabile giustizia del Pd sui limiti alle attività culturali per i detenuti. “La nuova circolare complica la situazione detentiva che già è gravissima. Non ci accontentiamo delle risposte di Nordio: succede il contrario di ciò che dice”. Debora Serracchiani, il governo limita le attività teatrali e culturali in carcere. Alcune le vieta. Che idea si è fatta di questa stretta? Abbiamo chiesto conto al governo della circolare di ottobre scorso, che accentra su Roma le decisioni sulle attività nelle carceri dove ci sono detenuti in alta sicurezza. Ha risposto che va tutto bene, ma noi non ci accontentiamo: facciamo di continuo visite in carcere e sappiamo che succede l’esatto opposto di quello che dice il ministero.
Le nuove regole rendono più difficili le procedure e dissuadono dalla presentazione dei progetti. Che, anche quando vengono presentati, a volte non sono accolti. Ho riscontrato problemi particolari sulle attività teatrali, che sono le più complesse ma anche le più organizzate.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella risposta che vi ha mandato sostiene che le attività non sono diminuite...
Abbiamo potuto constatare che così non è. C’è un passaggio della circolare che colpisce particolarmente. E che lascia sbigottiti.
Quale?
Prima che il magistrato autorizzi l’attività, da Roma devono fare una “valutazione preliminare di opportunità penitenziaria”. Significa che si toglie autonomia al magistrato di sorveglianza e al direttore del carcere. Si prende una decisione senza tenere conto del territorio, delle caratteristiche del progetto. Dal Dap dicono sì o no senza approfondire nulla.
E tutto questo si ripercuote sui diritti dei detenuti...
Sono i detenuti a rimetterci davvero. Tra l’altro si punta a limitare le attività trattamentali nei confronti dei reclusi considerati più pericolosi, senza pensare che è proprio con loro che si possono fare attività rieducative più lunghe. Poiché hanno una pena pesante, che dura tanti anni, si potrebbe fare su loro un investimento rieducativo ampia portata. E invece proprio con loro si fa di meno. Del resto il disegno del governo è chiaro.
Le criticità delle carceri sono tante. Quali vede in particolare?
Il governo si disinteressa del sovraffollamento, ci sono degli istituti dove non viene fatta manutenzione ordinaria né straordinaria. I magistrati di sorveglianza sono pochi, i decreti attuativi per favorire l’ingresso dei detenuti tossicodipendenti in comunità non sono mai arrivati. La situazione è gravissima e il governo non fa nulla, se non introdurre il reato di rivolta penitenziaria e complicare le procedure per portare avanti quel poco di buono che in carcere si faceva.
C’era un piano carceri all’orizzonte. Ha notizia di qualche evoluzione?
Non c’è assolutamente niente. Non solo non abbiamo visto alcun piano carceri, ma abbiamo perso di vista anche il commissario alle carceri. Anzi, non l’abbiamo mai visto. Lo stesso si può dire del garante dei detenuti. Dal governo dimostrano di disinteressarsi totalmente dell’articolo 27 della Costituzione. La giustizia giusta di cui parlano loro dovrebbe partire dalle carceri, che invece sono sempre più una discarica sociale dove aumentano le tensioni. Dovrebbe interessarci non tanto quando esce un detenuto, ma come esce. E oggi dal carcere si esce peggio di come si è entrati.











