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di Luciana Cimino

Il Manifesto, 22 febbraio 2025

Gli amministratori locali rossoverdi riuniti a Roma: “Un’azione collettiva contro misure repressive e tagli al welfare del governo”. Zone rosse, decreti sicurezza, quartieri militarizzati come a Caivano, metal detector nelle scuole. La propaganda nazionale delle destre su immigrazione e giustizia, agitate come spauracchio per la sicurezza, si riverbera anche sulle città. Gli amministratori locali che non si mettono nella scia del governo fanno fatica a comunicare che altri tipi di città sono possibili. “Anche nei territori senza particolari problemi quel tipo di narrazione fa presa. Per evitare di scatenare una guerra fra poveri le giunte non devono solo limitarsi ad amministrare le città, devono ricominciare a fare politica” spiega Agnese Santarelli, dirigente nazionale di Sinistra italiana e consigliera comunale a Jesi.

Santarelli, come altri 400 assessori comunali e regionali, sindaci e membri delle assemblee elettive locali, è a Roma per Visione in Comune, la conferenza nazionale di Avs dedicata al governo dei territori. “Vogliamo costruire dal basso un’alternativa di governo fondata su giustizia sociale e giustizia climatica”, dice Angelo Bonelli. L’urgenza, aggiunge Nicola Fratoianni, è quella di contrastare “le politiche miopi del governo Meloni che si trasformano in tagli alla qualità della vita di milioni di italiani”.

All’impoverimento dei cittadini, le destre hanno risposto con misure di repressione, “controproducenti e stupide”, aggiunge Santarelli. “In ogni città ci sono quartieri che hanno bisogno di più attenzione. Anche a Jesi alcuni fatti di cronaca, per quanto non gravi, hanno aizzato il dibattito con lo sdoganamento del termine maranza per indicare i giovani con background migratorio, è difficile ma anche in questi momenti bisogna dimostrare che i temi si possono affrontare diversamente e che ci sono altri modi di presidiare i territori, con la presenza, la socialità e non con le forze dell’ordine”.

Nel suo comune hanno deciso di intervenire aprendo un altro centro di aggregazione in un parco di quel quartiere “che era anche insicuro da attraversare”. C’è una scuola che fa “un lavoro enorme nel quartiere, fondamentale, in rete con altre realtà come la Caritas o come quella che in una piazza, prima associata alla delinquenza, realizzano il cinema all’aperto gratuito per i ragazzini. Le amministrazioni comunali non possono fare tutto ma devono farsi garanti di queste reti perché le alleanze più grandi non si fanno tra forze politiche ma con i corpi sociali reali della città”. Solo così per Agnese Santarelli si può combattere contro la narrazione del governo e la percezione dell’insicurezza. “Bisogna dare spazi agli adolescenti che possono avere delle difficoltà e non colpevolizzarli o rispondere alla violenza con altra violenza, ma agita dallo Stato. E queste sono scelte politiche”.

Strumenti, buone pratiche e atti amministrativi sono condivisi sulla piattaforma Electa. Dal confronto tra nord e sud, centro e periferie, capoluoghi e province sono nate “165 mozioni, 60 ordini del giorno, 63 delibere di giunta, 36 delibere di consiglio e 25 interrogazioni”, dicono da Avs che si concentra su quattro temi. “I comuni sono di fronte a una difficoltà crescente per i tagli dell’esecutivo - afferma Enrico Panini, responsabile Enti Locali di Si - per questo occorre farci protagonisti con le altre forze progressiste di una grande azione di messa in sicurezza del territorio: basta invasioni di suolo pubblico spesso popolate di lavoro nero, sotto salario, sfruttamento. Si sottoscrivano ovunque protocolli con i sindacati sulla sicurezza nel lavoro e i rapporti fra appaltatore e sub appaltatore”. La seconda “vertenza” riguarda il salario minimo: “Va proposto in ogni consiglio comunale”, specifica Panini. A Jesi, per esempio, hanno adottato la delibera sul salario minimo comunale. “Bisogna dare un segnale - dice Santarelli - non è vero che il tema del lavoro è di competenza solo nazionale perché è collegato al diritto alla casa”

La terza vertenza si intitola “Pubblico è bello”, “basta svendere il patrimonio immobiliare - spiega ancora Panini - serve un’azione collettiva per fare in modo che quello inutilizzato venga convertito ad uso abitativo e sociale”. L’ultima riguarda la sicurezza. “Siamo contrari alla militarizzazione delle città, all’uso dell’esercito nelle strade”. Per Panini “il diluvio di norme che il governo ha dedicato alla sicurezza ha solo ridotto gli spazi della democrazia, come la possibilità di scioperare e dissentire”. Oggi la giornata conclusiva con gli interventi del sindaco di Napoli e presidente Anci Gaetano Manfredi e le prime cittadine di Perugia, Vittoria Ferdinandi, e di Genova, Silvia Salis.