di Viola Giannoli
La Repubblica, 16 dicembre 2022
Dalla Coscioni all’Arci, da Antigone alla Cgil, le associazioni della società civile si schierano a difesa dell’esperienza dei free party e delle strategie di contenimento non repressive: “Con la conversione in legge carceri sovraffollate, stigma sociale e maggiori costi per la collettività”.
“Fermate il decreto anti-rave”. L’appello arriva da 18 organizzazioni dal Forum Droghe ad Antigone, dall’Associazione Luca Coscioni alla Cgil che chiedono ai deputati di bloccare la conversione in legge della norma appena approvata dal Senato. Ma cosa preoccupa le sigle della società civile? Anzitutto “le gravi conseguenze che determinerebbe sulla convivenza sociale, sui processi di stigmatizzazione dei giovani e delle loro espressioni culturali nel nostro Paese”.
“No alla criminalizzazione dei rave party” - Le associazioni difendono, sulla scia delle esperienze europee e della legislazione assai più morbida adottata nel resto del continente per i raduni illegali, i rave, gli eventi musicali e di intrattenimento dalla “criminalizzazione” che il decreto ne fa “definendoli pericolosi per la salute e l’incolumità pubbliche”. Invece, sostengono le associazioni, “i free party rappresentano degli eventi musicali con una grande partecipazione di giovani, che si caratterizzano per la dimensione creativa e di libertà dagli schemi e dalle convenzioni in particolare dai vincoli del mercato del divertimento. Il messaggio che si vuol far passare è, invece, di punire chi partecipa a tali eventi e, soprattutto, chi fa uso di sostanze”.
I rischi per la riduzione del danno - Mentre “l’esperienza, ormai consolidata da oltre vent’anni dalle nostre reti e a livello europeo, dimostra che l’implementazione dei servizi di Riduzione del Danno e Limitazione dei Rischi a livello nazionale, prevista dai Lea (i livelli essenziali assistenziali del ministero della Salute, ndr), rappresenta la strategia più efficace per gestire e rendere sicuri sul piano della salute, dei possibili rischi, della gestione di eventuali situazioni critiche, i contesti nei quali si svolgono gli eventi”. Servizi che “svolgono, inoltre, un ruolo importante anche nel facilitare la mediazione e la negoziazione con le forze dell’ordine nelle eventuali operazioni di sgombero”, come è avvenuto nel caso del technival di Valentano e di Modena.
I servizi di riduzione del danno si occupano ad esempio dell’analisi chimica sul posto delle sostanze, l’informazione sul loro contenuto, i rischi e gli effetti collaterali dell’assunzione, l’assistenza al consumo in luoghi protetti, quantità limitate e non combinate tra loro e sotto controllo medico.
Le organizzazioni ritengono invece “che una misura repressiva rischia di incentivare l’organizzazione di eventi sempre più nascosti e irraggiungibili, e quindi molto più difficili da gestire attraverso gli interventi di riduzione del danno e tutela della salute pubblica e di contenimento di eventuali casi critici tra i partecipanti”. Inoltre “una interpretazione rigida della legge potrebbe estendere i reati previsti anche agli operatori di questi servizi, negando un diritto sancito dalla legge, con la conseguenza paradossale di ampliare proprio i rischi e i danni per la salute che si vorrebbero evitare e di compromettere in modo sensibile la sicurezza degli eventi”.
Gli effetti collaterali dell’inasprimento delle leggi sulle droghe - L’altro fronte di preoccupazione è “il rischio che il provvedimento rappresenti un primo passo per un ulteriore peggioramento della attuale normativa penale sulle droghe” che provocherebbe da un lato “nuovi disastri per gli effetti sul sovraffollamento delle carceri”, già per un terzo piene per reati di droga, e dall’altro “sul rafforzamento degli stigmi e pregiudizi nei confronti delle persone che usano droghe con la naturale conseguenza di ricacciare sempre più nel sommerso i diversi contesti del consumo di sostanze illegali, rendendo ancora più difficile garantire la tutela della salute pubblica, incrementando i costi umani ed economici per la collettività”. Secondo le 18 associazioni i modelli repressivi sono stati “un fallimento” e per questo bisogna adottare nuove strategie come sta avvenendo negli Stati Uniti, in Canada, America Latina e Malta, partendo dai risultati emersi nella Conferenza nazionale sulle droghe di Genova convocata dalla ex ministra Fabiana Dadone dopo un decennio di latitanza.
L’appello delle organizzazioni - Per tutti questi motivi, Forum Droghe, Antigone, Cnca, A Buon Diritto, Lila, Itardd, Comunità di San Benedetto al Porto, Parsec, Cat, Associazione Luca Coscioni, la Società della Ragione, Itanpud, Isola di Arran, Il Gabbiano, Cgil, LegacoopSociali, Arci, Meglio Legale, chiedono “alle deputate e deputati, al di là delle logiche di schieramento, un impegno straordinario per evitare la conversione in legge delle norme anti-rave contenute nel decreto 162/22”.










