sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Giovanni Negri


Il Sole 24 Ore, 24 aprile 2020

 

Md contraria, la corrente di Davigo favorevole anche a renderli strutturali. Sul processo virtuale, quello penale soprattutto, magistratura in ordine sparso. E avvocatura compatta. Con il voto di fiducia alla Camera sul decreto legge Cura Italia le modalità di svolgimento "da remoto" dell'attività giudiziaria fanno un netto salto, visto che alle misure nel settore civile e penale concentrate su rinvii e sospensioni certo, ma in buona parte sulle modalità di svolgimento delle udienze, si aggiungeranno anche le indagini preliminari.

E se la fase attuale è condizionata dall'emergenza, già si riflette sull'eredità che questi mesi lasceranno. Tra il "mai più nulla come prima" e il "tutto deve tornare come prima". E se gli avvocati, Camere penali in testa, già contestano l'allargamento come esempio di una deriva autoritaria del modello processuale, distante dai valori costituzionali, la magistratura si divide. Con Magistratura Democratica ad aprire la discussione sostenendo che nel nostro ordinamento le ipotesi di processo a distanza sono disciplinate come eccezioni".

Di più, la presenza fisica "è garanzia non solo del diritto di difesa, ma anche del risultato epistemolgico dell'acquisizione probatoria". Forti perplessità anche sulle camere di consiglio delocalizzate "con gravi dubbi su riservatezza, ponderazione e vale delle decisioni assunte in tali modi". Dove a trasparire è una forte preoccupazione per un giudice dematerializzato, distante dal contatto con le parti del processo e dalla fatica dell'amministrazione della giurisdizione. Posizione lontana da quella di Autonomia e Indipendenza i cui consiglieri (Piercamillo Davigo, Sebastiano Ardita, Giuseppe Marra e Ilaria Pepe) hanno chiesto al Csm di muoversi per proporre al ministero della Giustizia di rendere stabili alcune delle novità introdotte dal decreto legge. Il riferimento è a quegli "strumenti informatici e telematici finora mai sperimentati in ambito giudiziario".

Si tratta di elementi che, a giudizio di A e I, non devono andare "del tutto perse a conclusione del periodo emergenziale". Potrebbero infatti servire a rendere più efficiente il servizio giustizia. Da Unicost, che peraltro nel civile propone una proroga dal 30 giugno al 31 luglio della legislazione d'urgenza, una posizione che apre alla tecnologia nel processo come strumento per assicurare anche la ripresa e, nello stesso tempo, la certezza che "la legislazione dell'emergenza non potrà diventare la legislazione dell'ordinario e che il contraddittorio nella formazione della prova non possa fare a meno della compresenza dei soggetti nel processo".

Area, da parte sua, considera "utile nella fase dell'emergenza", ma suscettibile di "positive applicazioni anche in seguito", la modalità di svolgimento da remoto delle udienze penali "ordinarie" (quelle dove è previstala presenza di Pm, parti, difensori, agenti di pg e consulenti). E non è affatto detto, puntualizza Area, che queste modalità comprimerebbero il diritto di difesa come nel caso dell'interrogatorio di garanzia per rogatoria o del procedimento nel quale il detenuto fuori circondario intende rendere dichiarazioni.

Per i penalisti (in sintonia su questo con il Cnf) non se ne parla proprio. Piuttosto le Camere penali chiedono l'apertura di una Fase 2 anche nell'amministrazione della giustizia, trattando, fra i processi con imputati liberi, tutti quelli che hanno già terminato la istruttoria dibattimentale, tutti i processi con rito abbreviato non condizionato, tutti i patteggiamenti, tutte le udienze preliminari e le prime udienze dibattimentali con non più di due imputati, attraverso meccanismi di semplificazione basati su comunicazioni scritte delle parti al giudice, e allo stesso modo le udienze in Corte di Appello ed in Corte di Cassazione e tutte le udienze in camera di consiglio.