di Serena Riformato
La Stampa, 17 settembre 2024
La solidarietà al segretario della Lega arriva anche da Tajani e dall’ungherese Orban. Le priorità sul tavolo sono la separazione delle carriere e la riforma della Bossi-Fini. La difesa di Matteo Salvini da parte della maggioranza, sul caso Open Arms, si sviluppa su due linee parallele. La prima: il sostegno pubblico, senza eccezioni e senza esitazioni, di tutto il centrodestra. La seconda: un’azione legislativa rinvigorita sui temi riportati sotto i riflettori dal processo, immigrazione e giustizia.
Sul piano della comunicazione, il leader del Carroccio può rivendicare la solidarietà dell’internazionale delle destre europee contro quello che definisce “un processo politico e un tentativo della sinistra di attaccare il governo e il diritto alla difesa dei confini nazionali”. Dopo Marine Le Pen, Geert Wilders, Jordan Bardella, Gerolf Annemans, Santiago Abascal, anche il primo ministro ungherese Viktor Orbán gli ha espresso la sua vicinanza con parole di miele: “Matteo Salvini è il nostro eroe!”. Di più: “Il patriota più coraggioso d’Europa punito per aver fermato la migrazione”.
Nonostante le rimostranze dell’Associazione nazionale magistrati, i giudizi dell’esecutivo italiano sul processo in corso continuano a essere tranchant. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervistato all’Aria che tira su La7, denuncia “un intento politico da parte della pubblica accusa” di Palermo che “cerca di ribaltare una posizione politica sull’immigrazione”. Se il segretario di Forza Italia rivendica “toni diversi dalla Lega sul modo di integrare”, non ha dubbi nel vedere una “forzatura” da parte dei magistrati. Uno scontro fra poteri? “Bisogna fare la riforma della giustizia” proprio per evitarlo, ragiona Tajani: “Ecco perché è indispensabile la separazione delle carriere”. Dopo l’accelerazione decisa a giugno in un vertice di centrodestra, il disegno di legge prosegue il suo iter in commissione Giustizia alla Camera. La maggioranza va a passo di marcia, ma non vuole legare il tema all’attualità: “Non si fanno le riforme costituzionali sull’onda dell’emozione di un caso di cronaca”, dice a La Stampa il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto. Certo, continua il forzista, “è intendimento del governo arrivare in aula prima possibile”. Una data, per ora, non c’è. Il provvedimento deve ancora superare la fase delle audizioni. Il presidente della commissione Giustizia Nazario Pagano, nel cadenzare i lavori, segue l’alternanza decisa da un accordo di coalizione: una settimana dedicata al premierato, una alla separazione delle carriere.
Un intervento normativo sicuramente in arrivo riguarderà invece l’immigrazione. Il governo andrà a ritoccare la Bossi-Fini, e più nello specifico i decreti flussi che ogni anno permettono l’ingresso di una quota prestabilita di stranieri regolari. Nel 2023 i dati avevano evidenziato delle palesi irregolarità (tuttora al centro di un’indagine): la Campania da sola contava la metà delle domande, cinque volte i numeri del Veneto. Per questo, le nuove norme allo studio del Viminale elimineranno il meccanismo del click day nazionale e prevederanno una ripartizione regionale. E soprattutto, sulle aziende verranno esercitati controlli più rigidi, a partire dalle verifiche sullo storico: quante le richieste inoltrate negli anni precedenti, quanti i contratti realmente registrati per i lavoratori richiesti.
Lunedì 23 settembre, il governo incontrerà i sindacati a Palazzo Chigi per discutere del dossier. E c’è chi, come Andrea Zini, presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei datori di lavoro domestico, chiede già cambiamenti più significativi per “uscire dal rigido sistema delle quote e superare la logica del click day, prevedendo, per il lavoro domestico, la possibilità di avanzare domanda in qualsiasi momento dell’anno sulla base del fabbisogno delle famiglie, che non è programmabile”.










