di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 3 novembre 2020
La Circolare del Dap del 21 marzo revocata avrebbe potuto evitare le ultime vittime. Massimo Giletti, durante il programma "Non è l'Arena", ha celebrato assieme a Luca Telese il risultato che secondo loro avrebbero ottenuto grazie alla campagna sulle "scarcerazioni": nel Decreto Ristori, la misura deflattiva per quanto riguarda il carcere esclude i detenuti che si sono macchiati di reati mafiosi. In realtà, ancora una volta, non hanno approfondito.
Altrimenti avrebbero scoperto che questo provvedimento è quasi l'esatta fotocopia di quello precedente, il decreto varato durante la prima ondata. Sì, perché nel cosiddetto decreto Cura Italia del 17 marzo scorso, nella parte relativa alle disposizioni in materia di detenzione domiciliare, anche in qual caso hanno escluso i "soggetti condannati per taluno dei delitti indicati dall'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni e dagli articoli 572 e 612- bis del codice penale".
Chi rientra in quest'ultima categoria dei reati ostativi? Da un lato, rientrano i condannati per maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 del codice di procedura penale) e i condannati per atti persecutori (art. 612- bis c. p. p.). Dall'altro lato, sono compresi i condannati per una serie di reati indicati dall'articolo 4- bis della legge sull'ordinamento penitenziario, tra cui ci sono anche quelli per associazione di stampo mafioso (art. 416- bis c. p. p., una fattispecie dell'associazione per delinquere) o di scambio elettorale politico-mafioso (art. 416- ter c. p. p.).
Ma quindi cosa è cambiato con il Decreto Ristori? Semplicemente è stato aggiunto per esteso, probabilmente proprio per evitare polemiche inutili, quali sono i soggetti condannati per i delitti indicati dal 4-bis. Infatti vi troviamo scritta la seguente aggiunta, ovvero che sono esclusi i detenuti "rispetto ai delitti commessi per finalità di terrorismo, anche internazionale, o di eversione dell'ordine democratico mediante il compimento di atti di violenza, nonché ai delitti di cui agli articoli 416-bis del codice penale".
Una aggiunta in realtà non necessaria per gli addetti ai lavori, ma forse utile per qualche giornalista e politico che non conosce i reati che rientrano nell'articolo 4-bis dell'ordinamento penitenziario. Però una vittoria, reale, il conduttore di Non è L'Arena l'ha ottenuta. Il Dap, qualche tempo fa, ha revocato la famosa nota circolare del 21 marzo. Sì, quella in cui invitava le direzioni delle carceri a comunicare con solerzia all'autorità giudiziaria, per eventuali determinazioni di competenza, i nominativi dei detenuti che rientrano fra le nove patologie indicate dai sanitari dell'amministrazione penitenziaria e tutti i detenuti che superano i 70 anni. Tutte persone con patologie pregresse o più deboli per varie ragioni a partire dall'età che rischiano molto se contraggono il Covid-19.
La soluzione è limitare il contagio, e nei luoghi chiusi e sovraffollati come il carcere è facilissimo. Infatti in questa seconda ondata già risultano due detenuti morti, un ergastolano ultraottantenne e un 71 enne che avevano patologie pregresse e contagiate in sezioni carcerarie dove si sono sviluppati dei focolai.
La detenzione domiciliare per motivi di salute, molto probabilmente li avrebbe salvati. Ma grazie all'indignazione creata da inchieste dettate anche dalla poca conoscenza del sistema penitenziario, il governo ha deciso di sottostare a queste pressioni. Un Paese civile avrebbe subito ripristinato quella circolare, oggi nuovamente fondamentale per evitare una potenziale catacombe.











