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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 8 agosto 2019

 

Le organizzazioni sindacali degli agenti penitenziari sono scontente, mentre si può dire che è stata una piccola vittoria dell'osservatorio carceri dell'Unione delle Camere penali italiane. Parliamo della bocciatura degli emendamenti presentati dal Dap per il decreto sicurezza bis.

Tali emendamenti prevedevano la reclusione da uno a quattro anni per il detenuto che venga trovato in possesso di apparecchio radiomobile o di strumento comunque idoneo ad effettuare comunicazioni con l'esterno dell'istituto penitenziario. Prevedeva, inoltre, che tale pena fosse estesa anche per i familiari o conoscenti che detengono o portano con sé all'interno dell'istituto penitenziario tali strumenti di comunicazione.

Allo stato attuale, invece, un telefono cellulare è soltanto un oggetto non consentito, alla stessa stregua di tanti altri oggetti che, a seconda dei casi, non sono consentiti dai singoli regolamenti interni. Altra proposta, bocciata, è l'introduzione di ipotesi aggrava per lesioni personali.

In sostanza tende ad ampliare il catalogo delle ipotesi aggravate del reato di lesioni personali, inserendo una specifica modifica nell'articolo 576, comma 1, numero 5 bis) codice penale, tesa a sanzionare la condotta lesiva cagionata ai danni di personale in servizio presso un istituto penitenziario. Come se non bastasse, l'altro emendamento prevedeva l'estensione del 4 bis, l'articolo dell'ordinamento penitenziario che vieta la concessione di benefici, nei confronti di chi detiene il cellulare.

Quando il Dap ha presentato gli emendamenti, c'è stata una feroce critica da parte dell'Osservatorio Carcere dell'Unione Camere penali, guidato dagli avvocati Gianpaolo Catanzariti e Riccardo Polidoro. I penalisti hanno stigmatizzano le richieste avanzate del Dap, perché "l'introduzione di una nuova fattispecie di reato proprio del detenuto, di una specifica aggravante e di un ampliamento degli ambiti punitivi della condotta, facendo, altresì, rientrare il tutto sotto l'ombrello della ostatività previsto dall'art. 4bis, è, non solo ingiustificato, ma certamente irresponsabile".

Secondo i penalisti questa estensione del 4bis non risponderebbe a criteri di "razionalità giuridica", oltre a "porsi in evidente contrasto con le indicazioni della Cedu (con la ultima decisione sul caso Viola c. Italia) che invita il legislatore italiano a rivedere, attraverso l'ergastolo ostativo, l'impianto del 4bis Ordinamento penitenziario, che rischia di calpestare la fondamentale funzione risocializzante della pena detentiva". Queste proposte, secondo i penalisti, non sono servite a superare la crisi del sistema carcere, ma la "normalizzano" e rischierebbero di diventare un "detonatore in una situazione già esplosiva".

Gli emendamenti sono stati comunque bocciati. Ad essere delusi sono le organizzazioni sindacali che avevano contribuito alla proposta. "Con l'approvazione del decreto sicurezza bis - ha affermato il segretario generale del sindacato Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo - il Governo dimostra tutta l'incompetenza sul sistema carcerario e sicurezza del nostro paese. Getta la maschera e svela da che parte sta, ossia, con i delinquenti: è non certo dalla parte del personale di Polizia Penitenziaria completamente ignorato come sono state ignorate tutte le nostre richieste per tutelare il lavoro di chi in carcere continua a rischiare la vita, introducendo poche norme tra l'altro di buonsenso".