di Vitalba Azzollini
Il Domani, 18 ottobre 2025
Quando, lo scorso aprile, il governo aveva adottato il decreto legge Sicurezza trasfondendovi il testo dell’omonimo disegno di legge, era apparso subito evidente che si trattava di una forzatura giuridica Forzatura che ora è stata messa nero su bianco in un ricorso per conflitto di attribuzione, presentato alla Corte costituzionale dal deputato Riccardo Magi. Il ricorso contesta una serie di profili: dalla distorsione della decretazione di urgenza alla compressione del ruolo delle Camere. In sintesi, un decreto “fotocopia”, identico a un disegno di legge in discussione da oltre un anno, ha scavalcato il normale dibattito parlamentare senza un’emergenza evidente, mettendo a rischio l’equilibrio istituzionale.
Nel sistema costituzionale italiano, la decretazione d’urgenza è un potere eccezionale. consentito al governo solo in “casi straordinari di necessità e urgenza” (art. 77 Cost.), e soggetto a limiti che preservano la centralità del procedimento parlamentare (art. 72). Nel momento in cui il governo ha riprodotto in un decreto legge il contenuto di un disegno di legge già pienamente incardinato nel circuito parlamentare con un mero “copia-incolla” (stessi 38 articoli, aggiungendo solo l’art. 39 sull’entrata in vigore) - si legge nel ricorso - ha di fatto svuotato la funzione legislativa.
Non basta affermare che il parlamento è stato comunque coinvolto nella fase di conversione del decreto legge la spada di Damocle dei 60 giorni svilisce il potere delle camere - e dei singoli deputati - di incidere realmente sul contenuto. Tutto ciò è avvenuto senza che vi fosse alcuna evidenza o spiegazione dell’urgenza -presupposto del decreto legge - a cui peraltro non si era mai fatto cenno nell’iter parlamentare. Anzi, il 1° aprile, “con l’intervento del rappresentante del governo”, il disegno di legge era stato calendarizzato in Senato a partire dal 15 aprile 2025. Ma il 4 aprile il Consiglio dei ministri ha deliberato di trasformarlo in decreto legge. Può escludersi - dice Magi che tra il 10 e i14 aprile sia sopravvenuta una necessità straordinaria.
E di certo non basta l’aggiunta dell’aggettivo “urgente” “per spiegare l’esistenza in fatto di una situazione urgente necessitante”. Il ricorso richiama la giurisprudenza della Corte costituzionale che ha riconosciuto la legittimazione del singolo parlamentare a sollevare un conflitto di attribuzione, a tutela delle sue prerogative non solo il diritto di intervenire, fare proposte e votare, ma anche l’effettiva possibilità di incidere sul contenuto della legge.
Prerogative che gli spettano come “singolo rappresentante della nazione, individualmente considerato”, e che devono essere esercitate “in modo autonomo e indipendente, non rimuovibili né modificabili a iniziativa di altro organo parlamentare”. Sempre dalle precedenti decisioni della Consulta emerge che il conflitto di attribuzione può riguardare anche un atto legislativo, quando l’effetto sia quello di alterare il riparto delle competenze tra i poteri.
Il tutto è aggravato dall’inserimento nel decreto Sicurezza di molteplici disposizioni penali che introducono nuovi reati e aggravanti: quando si deliberano interventi “penetranti e incisivi” in ambito penale si legge nel ricorso - la Corte costituzionale pretende un “adeguato dibattito parlamentare”, poiché esso consente quella ponderazione tra interessi difficilmente possibile con l’uso della decretazione d’urgenza. La Corte, pur riconoscendo la legittimazione dei singoli parlamentari a sollevare conflitti di attribuzione, ne ha finora dichiarato inammissibili i ricorsi perché non superavano la soglia delle “violazioni manifeste” richiesta dalla Corte stessa.
Ma il caso in questione è più grave di quelli precedenti: stavolta a ledere le prerogative dei parlamentari non è un organo interno alle camere, ma l’esecutivo che, con l’adozione del decreto legge, ha vanificato la loro partecipazione a un procedimento legislativo in corso. Gli argomenti sull’ammissibilità del ricorso appaiono più solidi.
La Corte costituzionale si riunirà il prossimo 20 ottobre, e la sua decisione sarà particolarmente importante in discussione sono le regole che, in un sistema democratico, segnano il confine tra il potere legislativo e il potere esecutivo. L’auspicio è che il decreto Sicurezza, attraverso il ricorso cui ha dato origine, serva almeno a consentire di mettere un punto fermo sulla questione.











