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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 20 marzo 2026

La tentazione, poi abbandonata, di abbassare la soglia di imputabilità a 12 anni. I meloniani chiedono nuove dotazioni per le forze dell’ordine, di dare soldi agli avvocati che convincono i migranti ad andarsene dall’Italia, di inserire le telecamere nelle scuole e di non risarcire chi subisce lesioni dopo aver commesso un reato. Dai Cpr sempre più simili alle carceri a (nuove) aggravanti per i minori che portano in giro coltelli, passando per gli incentivi ai rimpatri e alla fine del risarcimento per chi subisce lesioni mentre sta commettendo un reato. Non mancano poi aiuti di vario genere alla Polizia e la possibilità di introdurre le telecamere nelle scuole e nei centri anziani.

È la stretta nella stretta di Fratelli d’Italia. In una serie di emendamenti e ordini del giorno al decreto sicurezza il partito della premier punta a restringere ulteriormente le maglie su alcuni temi bandiera del centrodestra. Uno di questi è l’immigrazione: un emendamento che i meloniani hanno condiviso con tutta la maggioranza punta ad accelerare i rimpatri degli stranieri irregolari. Viene previsto un compenso, da parte dello Stato, agli avvocati che convincono i migranti ad andarsene volontariamente dall’Italia.

È firmato solo da Fratelli d’Italia invece l’ordine del giorno che prende spunto da una vicenda di cronaca giudiziaria ancora non conclusa: quella dei medici sospesi a Ravenna perché avevano dichiarato dei migranti non idonei a entrare nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr). La proposta è quella eliminare le visite mediche preventive, che si fanno prima che un migrante entri in Cpr, e spostare il momento della visita a dopo l’ingresso. Non c’è bisogno di una legge per farlo, basta una direttiva. Il motivo di questa proposta? Lo spiegano i firmatari: rendere il Cpr più simile al carcere, dove le visite mediche si fanno all’ingresso. Tra le due strutture c’è però una differenza: le persone vengono portate in carcere perché devono scontare una pena o una misura cautelare. Nei Cpr invece ci vanno gli stranieri che hanno già espiato una pena e devono essere espulsi o quelli che non hanno commesso alcun reato ma non hanno le carte in regola per stare in Italia. 

Tante le misure sui minorenni. Partiamo da quella che è stata valutata ma non inserita: l’abbassamento della soglia di imputabilità a 12 anni: finora i minorenni che hanno commesso un reato possono risponderne, e subire un processo, se hanno almeno 14 anni. Con questo provvedimento la soglia si sarebbe abbassata a 12. Cavallo di battaglia della Lega, era stato sottoposto anche a Fratelli d’Italia da alcune “associazioni di categoria”. La norma, che avrebbe scardinato completamente la giustizia minorile, è stata notata, vagliata, ma poi scartata. Non perché considerata illegittima, anzi. “Servirebbe - ragionano da FdI - un provvedimento apposito, perché l’impatto sarebbe forte”. 

Nel decreto inoltre è prevista la cosiddetta “stretta sui coltelli”: una risposta alla presunta emergenza delle baby gang. Evidentemente l’inasprimento delle pene previsto nel testo iniziale è stato ritenuto insufficiente. Fratelli d’Italia in un emendamento prevede una pena fino a 4 anni di carcere (un terzo in più del massimo dei 3 anni già previsto) se a essere trovato in giro con un coltello è un minorenne che si trova in “contesti di aggregazione giovanile tali da determinare un concreto pericolo per l’ordine pubblico o la sicurezza urbana”. Stessa aggravante se il fatto avviene di notte o “in contesti urbani”. A fronte di tante norme securitarie ce n’è una, firmata da Marco Lisei, che incentiva la rieducazione di chi ha commesso reati: l’anticipo della cosiddetta messa alla prova. Si tratta di quella procedura per cui i minorenni che hanno problemi con la giustizia vengono affidati ai servizi sociali per fare lavori di pubblica utilità e attività che li aiutino a non tornare in circuiti criminali. Se l’emendamento passerà, questa misura non scatterà a processo inoltrato ma in una fase precedente.

Tra le proposte di modifica rientra poi la possibilità di installare “sistemi di monitoraggio intelligente”, che altro non sono che telecamere di ultima generazione, negli asili nido, nelle strutture per anziani e in ambienti simili. Lo scopo è quello di “contrastare condotte violente, abusive o comunque pericolose nei confronti di minori e persone fragili”. Il tema è scivoloso, perché entra in gioco la privacy. Le altre volte che la norma era stata proposta poi è stata considerata infattibile.

Ci sono infine varie misure in favore della Polizia. Una di queste è proposta negli ordini del giorno: si chiede al governo di dotare la Polizia di “capsule al peperoncino” e “sistemi ad aria compressa per il lancio di vernice indelebile e tracciante”. Quest’ultima sostanza, viene spiegato nel documento, dovrebbe servire a marchiare chi ha compiuto azioni violente, per poi arrestarli. L’ultimo emendamento riguarda gli autori di un reato che vengono colpiti in seguito dopo averlo commesso: un ladro che viene braccato e ferito dalla Polizia, un manifestante che ha spaccato una vetrina e viene manganellato dagli agenti, rompendosi un braccio, e così via. Si tratta di persone che hanno commesso un illecito, ma anche subito un danno fisico. Se questo emendamento passerà, non otterranno alcun risarcimento.