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di Alessandro Barbera

La Stampa, 5 febbraio 2026

Il ministro: “Se ci saranno rilievi ne prenderemo atto”. Il centrosinistra: “Misure fuori dalla Costituzione”. Senato della Repubblica, interno giorno. Il ministro degli Interni Matteo Piantedosi riferisce sugli scontri di Torino: “Non c’è stata nessuna impreparazione nella gestione dell’ordine pubblico, né uso eccessivo della forza. C’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate per poter varare nuove norme”. E però le nuove norme sono arrivate. Per conoscere ogni dettaglio occorrerà attendere il Consiglio dei ministri previsto oggi pomeriggio. Quella di ieri per la maggioranza è stata una giornata complicatissima.

Mentre Piantedosi parla ai senatori, il sottosegretario di Palazzo Chigi Alfredo Mantovano sale al Colle per discutere con il Capo dello Stato dei dettagli di un pacchetto politicamente delicato. Alla fine dell’incontro “ambienti parlamentari” confermano i dubbi di Sergio Mattarella. Due i rilievi: sul fermo preventivo di polizia e lo scudo penale da garantire alle forze dell’ordine. Sul primo: il capo dello Stato spiega che il fermo di dodici ore per le persone ritenute potenzialmente pericolose prima delle manifestazioni pubbliche non può che passare dall’autorizzazione di un giudice. Sul secondo: il Quirinale ha dubbi sulla esclusione automatica dei poliziotti da qualunque responsabilità in caso di violenze ingiustificate. Detta più semplicemente, significherebbe garantire una libertà di azione che ricorda quella delle truppe dell’Ice, la polizia antimmigrazione che negli Stati Uniti ha ucciso inermi.

Uscito dal Quirinale, Mantovano torna a Palazzo Chigi per riferire alla premier. Il commento di Piantedosi alle prime indiscrezioni confermano che il governo non è intenzionato ad andare allo scontro istituzionale: “Credo abbiamo fatto un lavoro equilibrato e ragionevole, altrimenti prenderemo atto dei rilievi”. Morbido anche il ministro dei Rapporti con il parlamento Luca Ciriani: “Il tema è delicato, occorre collaborazione”.

Sia come sia, il pacchetto sarà fatto di due testi distinti: un decreto-legge per le misure urgenti e un disegno di legge che avrà l’iter parlamentare ordinario. Dei due punti oggetto dei rilievi del Quirinale si è detto. Nel decreto ci saranno la stretta sulla vendita di armi bianche ai minori, il rafforzamento delle zone rosse urbane e dei Daspo (acronimo di “divieto di accedere alle manifestazioni sportive”, lo dispone il Questore verso singoli) , fino all’introduzione di un illecito specifico per chi fugge all’alt delle forze di polizia. Sono accantonate invece l’introduzione di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, chiesta dalla Lega ma bocciata da Fratelli d’Italia e Forza Italia. La norma aveva peraltro seri problemi di costituzionalità.

Che sui testi ci fossero questioni da discutere con il Colle, lo si era capito sin dalla mattina. In un primo momento il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto essere già ieri, poi - con la scusa ufficiale dell’intervento di Piantedosi al Senato - si è deciso il rinvio. Meloni, dopo la visita ufficiale del collega ceco Andrej Babis a Palazzo Chigi, discute del pacchetto in una riunione con il leader leghista Matteo Salvini. Dopo lo scisma dell’ex generale Roberto Vannacci, nella maggioranza c’è il timore di farsi scavalcare a destra. L’arrivo sulla scena del partito dell’europarlamentare ex leghista sembra però convincere maggioranza e opposizione a evitare divisioni.

A fine giornata la maggioranza - che pure aveva chiesto un voto più largo - vota compatta la risoluzione sui fatti di Torino con 88 voti favorevoli e 56 contrari. Il capogruppo Lucio Malan lo sottolinea durante l’intervento in aula: “Eravamo disponibili a presentare una risoluzione unitaria senza elementi divisivi”. L’opposizione - Partito democratico, Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia dei Valori - presenta una propria mozione che non è andata al voto ma serve quantomeno a mostrare unità su un tema decisivo. Dice la leader Pd Elly Schlein: “Capisco che il governo voglia farci parlare delle nuove norme liberticide che sta preparando pur litigando tra di loro.

Però noi oggi abbiamo parlato della sicurezza del Sud e dei territori colpiti dal ciclone Harry in Calabria, in Sicilia, in Sardegna e fino alla Basilicata. E abbiamo parlato dei duemila cittadini che a Niscemi sono senza una casa”. Si smarca la sola Azione di Carlo Calenda: “Era il giorno dell’unità per il Paese, ma come al solito ha prevalso lo spirito di fazione”. Agli atti anche i distinguo di alcuni deputati riformisti del Pd fra cui Filippo Sensi, che al dunque votano sì.