di Manuela Perrone
Il Sole 24 Ore, 18 aprile 2025
Raccomandati chiarimenti su sette punti. Bodycam e videocamere anche nei Cpr? Sicurezza, si riparte da capo. Il decreto 48/2025 approvato i14 aprile dal Consiglio dei ministri, che ricalcai contenuti del vecchio Ddl Sicurezza finito su un binario morto in Senato, è approdato alla Camera nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia (C 2355) dove mercoledì è cominciato l’esame. Accompagnato puntualmente dal dossier del Servizio studi, che a sua volta aggiorna le osservazioni presentate al disegno di legge. “Il decreto in esame - si legge - riproduce sostanzialmente i contenuti del disegno di legge Sicurezza: confrontando i testi risulta che 12 articoli su 39 hanno subito modifiche, anche minime”.
Undici disposizioni introducono nuovi reati o ne modificano la fattispecie e altre introducono nuove aggravanti o le cambiano. È legittimo farlo ricorrendo alla decretazione d’urgenza? Non è una novità: nella legislatura in corso altri sei decreti, sui 94 emanati sinora, intervenivano su reati e aggravanti (dall’incendio boschivo al delitto di morte o lesioni come conseguenza del traffico di esseri umani); nella XVIII legislatura è accaduto con 12 Dl sui 146 approvati (dal revenge porn alle dichiarazioni false per ottenere il reddito di cittadinanza).
A sostegno dell’inesistenza di un divieto il dossier cita la giurisprudenza costituzionale, ricordando però alcuni problemi di natura applicativa. La premessa non rende il provvedimento inattaccabile. In sette casi il dossier invita a “valutare l’opportunità” di chiarimenti. Il più rilevante riguarda il via libera a bodycam e videocamere nei luoghi in cui vengono trattenute persone sottoposte a restrizione della libertà personale.
“Appare suscettibile di approfondimento se la norma sia applicabile anche al trattenimento dello straniero presso i Cpr”, recita il dossier. E resta indeterminato “a chi competa la scelta” sull’uso dei dispositivi. Sul nuovo reato di occupazione abusiva di immobile destinato a domicilio altrui risultano ancora non coordinati i passaggi relativi alle pertinenze della casa. Due rilievi concernono le disposizioni riformulate sulle detenute madri.
In particolare, nel punto in cui si differenzia il trattamento in caso di arresto o fermo tra le donne con figli sotto l’anno (condotte negli istituti a custodia attenuata) e quelle con figli tra uno e tre anni (per cui gli Icam sono solo una possibilità) i tecnici invitano a precisare se, per queste ultime, la custodia possa essere disposta dal Pm solo ove non siano possibili gli arresti domiciliari. Sullo stop alla cannabis light (il Dl vieta produzione e commercializzazione delle infiorescenze di canapa e derivati e salva solo la produzione di semi), il dossier non formula osservazioni, ma ricorda che la normativa è stata oggetto di petizione al Parlamento europeo, per il rischio che la stretta possa compromettere il mercato unico, la competitività e l’occupazione.
La commissione ad hoc dell’Europarlamento il 27 marzo ha avviato un confronto col Governo e per la Dg Agricoltura della Commissione Ue “la normativa italiana è ancora oggetto di valutazione”. Gli eurodeputati del Pd Stefano Bonaccini, Camilla Laureti e Dario Nardella, in un’interrogazione a Bruxelles, hanno posto di nuovo la questione della compatibilità delle norme con il diritto Ue, chiedendo anche se l’alt italiano non debba “passare per la procedura di prevenzione degli ostacoli tecnici al commercio (Tris)”. In gioco, sostengono, c’è la demonizzazione di un settore “da oltre 3mila imprese che impiega fino a 30mila lavoratori”.











