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di Simone Canettieri e Monica Guerzoni

Corriere della Sera, 4 febbraio 2026

Slitta a giovedì il primo provvedimento. Lo stop preventivo a manifestanti con precedenti specifici sarà un accertamento. Dopo le osservazioni dei giuristi correzioni e miglioramenti tecnici al testo. Togli, lascia, cassa. È servita un’altra riunione ieri sera a Palazzo Chigi - presenti tecnici legislativi e delle forze di polizia - per limare i testi del pacchetto sicurezza che domani andranno in Consiglio dei ministri sotto forma di decreto e disegno di legge. E non è detto che sia l’ultimo vertice. Nell’esecutivo è forte la consapevolezza dell’”attenzione” del Quirinale. La cabina di regia convocata da Giorgia Meloni ai piani alti di Palazzo Chigi ha deciso di far entrare nel ddl per il contrasto all’immigrazione clandestina, la misura che prevede “l’interdizione fino a trenta giorni prorogabile fino a sei mesi dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. Una sorta di blocco navale nei confronti dei trafficanti di migranti e delle Ong.

Congelata invece la cosiddetta “norma Almasri” che prevedeva la “consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali”. Come nel caso del torturatore libico. Dal Quirinale è stato fatto notare che una norma del genere sarebbe andata contro i trattati internazionali. Fin qui i nodi sciolti nel disegno di legge, poi c’è il decreto, nel quale entreranno le tre norme più discusse, riviste dall’esecutivo dopo un dialogo con i tecnici del Colle. Ci sarà lo stop alla vendita dei coltelli ai minori. Anche se sui provvedimenti cosiddetti “anti maranza” sono stati chiesti miglioramenti soprattutto tecnici, tanto che si è arrivati a un elenco di armi e coltelli atti a offendere.

Per quanto riguarda invece il fermo preventivo nei confronti dei manifestanti con precedenti specifici, la norma cambia così: non sarà un fermo di polizia giudiziaria, ma un “accompagnamento” negli uffici che non potrà durare più di dodici ore (il tempo che finisca la manifestazione): l’autorità giudiziaria dovrà essere informata dalla polizia. Dopo le correzioni chieste dal Quirinale, lo scudo penale per le forze dell’ordine prevederà la creazione di un altro registro, diverso da quello degli indagati, ma con le stesse garanzie. Alla base di tutto ci dovrà essere una giustificazione, una reazione in caso di pericolo e fatti gravi. Per scongiurare l’incostituzionalità della norma c’è l’ipotesi che venga estesa a tutti i cittadini. La cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, invece, esce totalmente dai pensieri del governo. L’idea della Lega risulta impraticabile.

Il confronto tra Palazzo Chigi e gli uffici legislativi del Quirinale va avanti da giorni. “Una corsa a ostacoli”, per dirla con un esponente del governo, convinto che “un accordo si troverà”. Contatti vorticosi, continui cambi in corsa, sbianchettamenti e riscritture del testo ma in un clima, raccontano, “collaborativo”. Le osservazioni dei giuristi del Colle sono state diverse e anche corpose e gli addetti ai lavori, ai vertici del governo, assicurano che in parte se le aspettavano.

L’ultima parola prima che il “pacchetto” approdi domani in Cdm spetta a Mattarella. Soltanto ieri pomeriggio il presidente, tornato lunedì sera da Milano, ha visto le bozze e intende prendersi il tempo che serve per esaminare con la lente di ingrandimento e senza lasciar trapelare giudizi un faldone di un’ottantina di pagine. La complessità delle norme ha spinto l’esecutivo a un rinvio tecnico di 24 ore: il Cdm doveva svolgersi oggi mentre alla fine ci sarà domani alle 17. Al momento non è prevista la presenza della premier alla conferenza stampa. A illustrarlo saranno con ogni probabilità i ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, rispettivamente titolari dell’Interno e della Giustizia.

L’attenzione del capo dello Stato, raffinato giurista, è altissima sul diritto di ogni cittadino ad avere libertà di movimento e di espressione. La sua linea invalicabile è la Costituzione, mentre la bussola di Meloni in questo braccio di ferro è la volontà di mandare un forte segnale in direzione securitaria e di solidarietà agli agenti. Dal confronto tra il Colle e il governo non sono emersi, com’è nello stile di Mattarella, giudizi politici di merito, ma solo valutazioni tecniche e costituzionali.