sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Conchita Sannino

La Repubblica, 5 aprile 2025

Il presidente Cesare Parodi sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri. “Il decreto legge sulla sicurezza? Lo vedremo nel dettaglio quando sarà approvato, ma certamente avrà ricadute sulla gestione comune della giustizia nel Paese, sulla percezione del significato della giustizia, nel momento in cui si fa una scelta di criminalizzare ulteriori condotte. Ovviamente ci sarà una parte del Paese che approverà questa stretta, un’altra che la vivrà come una forma di ingerenza nelle libertà di cittadini. A noi sta il compito di verificare l’impatto nell’applicazione dei singoli casi, e questo sicuramente faremo”. Cesare Parodi, presidente dell’Anm, sospende il giudizio ma conferma i rischi di possibili conflitti sulle conseguenze del decreto legge che, nelle stesse ore, è sul tavolo del Consiglio dei ministri.

Quanto agli attacchi della politica, Parodi - che oggi, a Palazzo Grazioli, ha risposto a tutte le domande della stampa estera, insieme al vicesegretario generale Stefano Celli - ascolta e spesso scuote la testa: “Mi rendo conto che il ministro Nordio usa frasi quasi insultanti, vedo che parla di “sciocchezze colossali” rispetto ad argomentate tesi di dissenso da noi espresse soprattutto in sedi istituzionali, e so anche che secondo alcuni colleghi sarebbe inutile tornare a dialogare”. Lo stesso numero 2 dell’Anm Rosso Maruotti, in un’intervista a Repubblica, si è mostrato scettico sull’utilità di un nuovo incontro con il Guardasigilli: ci andrete? “Vedremo. Anche di questo discuteremo domani, in Anm, con il comitato direttivo centrale. Certo, non deve essere una chiacchierata ma qualcosa di costruttivo: dove parliamo non dico di soluzioni ma di prospettive. Ma io penso sempre che, purtroppo, non abbiamo altra scelta che dire “prendo atto” di frasi sprezzanti e sbagliate e, se possibile, continuare a discutere. La politica può usare un linguaggio brutale, come spesso fa. Noi no”.

A questo proposito, Parodi aggiunge: “C’è stato un tempo orribile, feroce, in cui i giudici venivano ammazzati. Oggi questo non accade, i magistrati non vengono più uccisi, ma sono molto spesso ‘uccisi’ o perlomeno feriti, a livello di immagine personale: bersaglio di valutazioni che esulano dalla loro stretta attività professionale, lesi nella loro immagine, attaccati a livello personale, e questo è un meccanismo perverso”.

E nel solco di una trincea quasi parallela, tra Roma e Parigi, dove la giudice Benedicte de Perthuis che ha emesso la condanna per la leader Le Pen è appena finita sotto scorta per minacce, Parodi traccia un’amara analogia. “Sicuramente la magistratura francese - spiega - corre alcuni dei rischi che stiamo correndo noi e quindi un condizionamento della politica ci può essere”. Il vicesegretario Celli allarga lo sguardo a Budapest per parlare di “contraddizioni” e “convenienze sospette”.

“A Roma un collegio di giudici condanna in primo grado il sottosegretario Delmastro e la premier attacca: la magistratura vuole sostituirsi alla politica. A Parigi, una giudice condanna la signora Le Pen e tutta la destra protesta: le toghe vogliono sostituirsi alla politica. Ma se questo è vero, se è legittima questa rivendicazione, perché a Istanbul viene arrestato il sindaco e nessuno fiata? Significa che la questione è davvero minima: se mi dai ragione, sei un buon giudice, che sa applicare le leggi”.

C’è spazio anche per il caso migranti e Albania: altro terreno di aggressione da parte della politica. “Sulla gestione dei Cpr in Albania c’è un’incomprensione. Alcuni colleghi hanno dato interpretazione della legge che andava in contrasto con la volontà del governo, che l’ha letto come atto oppositivo. Ma noi crediamo nella buona fede dei colleghi, tra l’altro ci sono state pronunce della Cassazione che non erano lontane da quella interpretazione. Noi dobbiamo interpretare e applicare le norme, non ci possiamo certo fare interpreti di una volontà governativa astratta”.