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di Andrea Carugati

Il Manifesto, 5 febbraio 2026

Senato Pd, M5s, Avs e Iv firmano una mozione comune. Le destre approvano la loro. Piantedosi: “Indegno insinuare che il governo abbia organizzato le violenze per varare nuove norme”. De Cristofaro Avs al ministro: “Falso dire che siamo complici dei violenti”. Paita (Iv): “Il centrosinistra c’è ed è unito sulla sicurezza”. A metà pomeriggio il tabellone dell’aula del Senato segnala un’ampia fetta di lucine rosse, 56: sono le opposizioni che, una volta tanto unite, hanno detto no alle comunicazioni del ministro degli Interni Piantedosi, che a palazzo Madama ha ripetuto il discorso incendiario di martedì alla Camera, accusando i 50mila manifestanti di sabato scorso a Torino (oltre ad Avs) di essere complici morali dei violenti che hanno aggredito un poliziotto.

Per poi definire “indegna e priva di riscontri” l’ipotesi che “le violenze siano state organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme”. “Le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale governo, durano da trent’anni”, accusa Piantedosi.

Un no netto, quello di Pd, M5S e Avs, cui si è unita anche Italia Viva, per respingere il tentativo delle destre di mettere le opposizioni in un angolo. Della serie: “O votate con noi, o siete complici dei violenti”. Che poi non sono solo violenti, ma “terroristi”, “eversori”, secondo Piantedosi, che mette nel frullatore chi si è macchiato di gravi reati e tutto il mondo di Askatasuna, il centro sociale torinese contro il cui sgombero era stata indetta la manifestazione.

Dopo il discorso del ministro degli Interni, i quattro capigruppo delle opposizioni (Patuanelli dei 5S Boccia del Pd, De Cristofaro per Avs e Paita di Iv) si sono presentati in sala stampa per presentare la loro risoluzione unitaria (che non è stata votata perché preclusa ai sensi del regolamento dopo il sì a quella delle destre). Nel testo ci sono i no all’uso dei decreti per l’ordine pubblico, e poi i no alle norme che saranno varate oggi dal consiglio dei ministri: il fermo preventivo, la cauzione per chi manifesta e l’immunità penale per gli agenti.

C’è anche la richiesta di riportare in Italia gli agenti mandati nei centri di detenzione per migranti in Albania. E , su richiesta dei 5 stelle, la richiesta di reintrodurre la procedibilità d’ufficio per reati come i furto aggravato, e la richiesta di abrogare l’avviso a chi sta per essere arrestato contenuto nel decreto Nordio. Nel Pd, durante la riunione del gruppo la mattino, c’erano stati alcuni dubbi dei “riformisti” sull’opportunità di una risoluzione unitaria con Avs. E l’uscita di Conte, che su La7 a ora di pranzo aveva annunciato il deposito di una mozione 5S “sottoscritta anche dalle altre opposizioni” ha rischiato di mandare tutto all’aria. C’è voluta l’abilità diplomatica di Patuanelli, e la disponibilità degli altri, per arrivare al traguardo. “La risoluzione impegna il governo a privilegiare il confronto parlamentare e a respingere scorciatoie autoritarie che rischiano di indebolire lo Stato di diritto”, spiega Boccia. De Cristofaro è soddisfatto. “Tutta l’opposizione unita nel respingere il tentativo di usare i fatti di Torino per dar vita a una stretta sui diritti e sulle libertà costituzionali”.

“Con questo risultato di unità, proprio nel giorno in cui loro si aspettavano le divisioni, abbiamo raggiunto tre scopi: condannare con fermezza quello che è accaduto a Torino; ribadire che loro hanno fallito sul tema della sicurezza; lanciare un messaggio molto chiaro: il centrosinistra c’è ed è unito”, dice Paita che rivendica come nel documento “la condanna alle violenze di Torino e la solidarietà alle forze dell’ordine sia espressa con la massima fermezza”. “Abbiamo dato un segnale di unità importante, la destra ha fallito sulla sicurezza, le città sono sempre più insicure”, dice Patuanelli che insiste sull’aumento degli organici di polizia.

Si chiama fuori solo Calenda, che vota la mozione della destra e accetta che la sua sia “assorbita”. Per poi protestare: “Ha prevalso lo spirito di fazione”. “State cercando di imitare Trump sulla sicurezza”, dice il dem Andrea Giorgis a Piantedosi in aula, elencandogli l’aumento dei reati. Mentre Alberto Balboni di Fdi sostiene che “i violenti erano il pesce e gli altri manifestanti l’acqua in cui questo pesce poteva nuotare”. Per poi accusare i gruppo di Avs in Comune e regione di complicità per aver manifestato e anche l’ex candidata sindaca dei 5S Valentina Sganga.

In realtà, ricorda Patuanelli, in piazza c’era anche la consigliera regionale della Lega Gianna Gancia, moglie del ministro Calderoli. Che il 3 febbraio in consiglio regionale ha spiegato: “Ero lì come cittadina per osservare e farmi un’idea al di là delle strumentalizzazioni”. “È falso sostenere complicità della sinistra politica coi i violenti”, dice De Cristofaro al ministro. “Guardi dall’altra parte, a chi ospita alla Camera i naziskin”.

I capigruppo di Fdi e Fi Malan e Gasparri accusano le opposizioni per non aver votato insieme a loro: “Forse perché noi siamo per procedere con gli sgomberi degli stabili occupati”, insinua Malan. E l’altro: “La sinistra non ha voluto votate in solidarietà al popolo in divisa, forse perché i violenti sono comunisti”. In realtà la solidarietà agli agenti aggrediti non è mai stata in discussione. Sintetizza la dem Anna Rossomando: “Vi abbiamo chiesto unità delle istituzioni, ci avete risposto chiedendoci di condividere i vostri fallimenti”.