di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 10 maggio 2026
Troppo poche le case famiglie, il nodo del differimento della pena. A fine aprile, 24 bimbi negli Icam. Gli operatori: “arrivano più donne in custodia cautelare o con pene basse”. Lo scivolo gonfiabile è sul prato. A Lauro (Avellino), nell’unico istituto a custodia attenuata del Sud, la festa della mamma sarà mercoledì. Troppo difficile organizzare di domenica. In fin dei conti è un carcere. Nonostante Re Leone sulle pareti e vagiti di bambini nei corridoi. Bimbi che condividono la pena delle madri, di cui il mondo di fuori non ha saputo prendersi cura. Al 30 aprile erano 20 le donne recluse con 24 figli. Numeri con oscillazioni quotidiane, nel tentativo di trovare presto soluzioni alternative; ma “in aumento” concordano gli operatori.
La causa, uno dei decreti sicurezza (Dl 48/25 convertito il 9 giugno 2025): ha fatto decadere l’obbligo di differimento della pena in caso di gravidanza o figli piccoli. A gennaio 2025, durante il viaggio de Il Sole 24 ore nelle carceri, erano 12 i bimbi. La metà.
Più ingressi - “Ora arrivano più madri in custodia cautelare o con pene basse”, raccontano da Milano a Lauro: qui la struttura, chiusa per 5 mesi, è stata riaperta di corsa dopo il fermo di una donna con un neonato. Negli Icam c’è la madre condannata per sfruttamento della prostituzione, quella fermata dopo un furto; chi ha alle spalle storie di droga o chi rapine. Diversi profili, diverse nazionalità, diversi anche gli orientamenti della magistratura di sorveglianza.
Orientamenti della Sorveglianza - Se nel capoluogo lombardo, ad esempio, da subito i giudici non hanno applicato il decreto per reati commessi prima della sua entrata in vigore, altri Tribunali hanno valutato diversamente, considerando la modifica solo procedurale. La sentenza 39550/2025 della Cassazione ha poi chiarito: con reati antecedenti al decreto, pena congelata. La nuova legge affida alla Sorveglianza la decisione sul rinvio della pena, da negare in caso “di pericolo di eccezionale rilevanza di reiterazione del reato”, recita il testo. Compromesso dopo trattative col Colle.
“Mai più bimbi in carcere” - Ma se i cinque Icam sono nati all’insegna di “mai più bimbi in carcere”, “quello spirito è stato stravolto dalle norme e oggi ne abbiamo di più per più tempo”, riflette Marianna Grimaldi, coordinatrice dell’Icam di San Vittore. Invitata dalla Commissione diritti umani dell’Ordine degli avvocati di Milano, ha posto l’attenzione sulla mancanza di professionalità specifiche: “Chi si occupa di bimbi con età ed esigenze diverse? A Milano siamo fortunati, altrove c’è solo il volontariato”. Nonostante gli sforzi di “generosi operatori”, per dirla col presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non può essere il personale penitenziario a prendersi cura, ad esempio, del piccolo uscito da San Vittore dopo 8 anni dentro o della futura mamma transgender a Lauro.
Il differimento della pena - “Quanto è dannosa per i minori la permanenza in carcere”, avverte Lara Fortuna, membro del coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza, convinta che non sia però il differimento della pena la soluzione migliore: “Le madri si ritrovano con molti anni da scontare e molti figli. Sarebbero da favorire i domiciliari con supporto del territorio”. Quella rete mancata prima del reato. Anche se sono stati un passo in avanti, gli Icam dovrebbero comunque restare l’extrema ratio, come sempre il carcere. Ma non è così: troppo poche sono le case famiglie. E “finché non saranno ufficialmente chiuse le sezioni nido dei penitenziari, continueremo ad avere bimbi proprio in carcere”, concordano Grimaldi e l’avvocata Simona Giannetti esperta in diritto penitenziario. Una madre col figlio piccolo è ora a Bollate, un’altra era a Messina.
Le altre madri recluse - Poi ci sono le altre madri recluse, distanti dai figli, molte delle 2.844 donne sul totale di 64.436 detenuti. Per andare a trovarle, i minori devono saltare la scuola perché i colloqui sono solo al mattino. Permetterli al pomeriggio sarebbe un regalo.











