di Irene Famà
La Stampa, 25 febbraio 2026
I sindacati degli agenti critici: “Non vogliamo lo scudo penale, violerebbe la Costituzione”. Su una cosa gli agenti di polizia sono certi: “Non vogliamo privilegi”. Lo “scudo penale”? Nemmeno a parlarne. “Non c’è, non potrebbe esserci perché violerebbe la Costituzione e non lo vorremmo perché ci separerebbe dalla società civile”. I sindacati degli agenti sanno bene cosa significa lavorare in strada, sanno i rischi che corrono. E, più o meno tutti, ribadiscono: “La nostra battaglia principale è per la tutela legale”. Questa la priorità: potersi permettere un valido avvocato e poter affrontare le varie tappe di un procedimento penale. Senza rimetterci in termini di denaro e avanzamento di carriera.
Sul registro parallelo previsto dal decreto sicurezza, dove annotare chi agisce per legittima difesa o adempimento del dovere, i sindacati si spaccano. “Per noi non cambia nulla. Il problema non è l’iscrizione”, dice netto Felice Romano, segretario generale del Siulp. Mentre Giuseppe Tiani del Siap è più morbido: “Non vogliamo un trattamento diverso rispetto agli altri. Se in servizio, ad esempio, mi ritrovo ad estrarre o utilizzare l’arma, è legittimo che io venga indagato. La giustizia ha il dovere di fare gli accertamenti, chiediamo però le giuste tutele”. Un secondo registro alternativo, per Tiani, permette di “circostanziare meglio, e nell’immediato, le situazioni di legittima difesa e adempimento del dovere. Che venga scritto subito, come già consente l’ordinamento”. Trenta giorni, poi, per il magistrato per decidere se archiviare il caso o procedere nelle indagini. “Se gli accertamenti mostrano che la legittima difesa non c’è stata, il reato si può sempre riqualificare”. Plauso invece dall’Associazione funzionari di polizia che sottolinea: “Non esiste alcuna norma nel decreto sicurezza che sottragga gli appartenenti alle forze di polizia alla responsabilità penale”. E ancora: “L’annotazione preliminare sostituisce l’iscrizione solo quando è evidente una causa di giustificazione”.
Dal Sap, Stefano Paoloni confida che sia un modo per ridurre i tempi. E porta l’esempio dell’agente di Guidonia che nel 2017, fuori servizio, nel sventare una rapina ha sparato a due ladri, ammazzando il primo e ferendo il secondo. “Ci sono voluti due anni perché il gip archiviasse”. Un riferimento poi al maresciallo Masini, che la notte tra il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025 ha ucciso con un colpo di pistola un ventitreenne egiziano che, dopo aver aggredito dei passanti, si era scagliato contro di lui con un coltello. “Archiviato in dieci mesi e grazie a un filmato che ha ripreso la scena”. Nessuna compassione per il poliziotto killer di Rogoredo. “Con questo decreto - dicono - sarebbe stato indagato uguale. Ed è una fortuna. Gente così danneggia prima di tutto noi agenti onesti”.
Le spese legali - Insomma c’è chi sul registro parallelo fa spallucce e chi lo considera una sorta di vittoria. La vera questione, però, è la tutela legale. L’agente, sostengono, deve poter affrontare le fasi processuali e pure quelle prima. “E solo per sederti davanti a un avvocato penalista ti servono mille euro”.
Il decreto potenzia la tutela legale, ma, sottolineano dal Siulp, “non interviene sulla procedura amministrativa”. Ed è quella, dicono, più complessa da gestire. Perché è vero che è previsto un anticipo da diecimila euro l’anno per ogni grado di giudizio, “ma accedervi non è così semplice”. Dal Siulp avanzano un appello: “Le spese legali le anticipi l’amministrazione, che poi si può rivalere sull’agente in caso di condanna”. Dal Siap, le perplessità le sintetizzano così: “L’impalcatura del decreto è condivisibile, ma un conto è la previsione, un’altra la fruibilità. Noi lavoriamo per lo Stato, la nostra sicurezza sul lavoro è questa qui”.
C’è poi un ulteriore aspetto a lasciare titubanti gli agenti e riguarda gli avanzamenti di carriera. Se si viene indagati, ogni avanzamento viene sospeso. Così non è, dal 2010, per i carabinieri e per le forze armate e “il decreto - spiegano - ha esteso anche alla guardia di finanza la possibilità di non sospendere queste procedure sino alla sentenza di primo grado”. Interviene il Sap: “In fase di discussione chiederemo che venga esteso anche a noi”. Infine un appello allo Stato: investire in maniera “seria ed inequivocabile nella formazione”. Dalla strada, gli agenti osservano una società che cambia, sempre più eterogenea. “Dobbiamo essere al passo con le trasformazioni sociali”.










