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micromega.net, 30 gennaio 2026

Un volume interamente dedicato a carcere e penalità nel XXI secolo. Che cosa significa punire? Quali comportamenti meritano di essere affidati alla sfera del penale in uno Stato di diritto? È pensabile addirittura abolire il carcere? In un tempo in cui le destre al governo ampliano il catalogo dei reati fino a criminalizzare povertà, dissenso e migrazione, MicroMega dedica il primo volume del 2026 a uno dei grandi rimossi del nostro presente: il carcere, interrogando con rigore l’idea stessa di pena e il suo senso all’interno delle società democratiche contemporanee.

D’altronde, come sottolinea nel suo prologo la direttrice Cinzia Sciuto, “che il carcere, almeno così per com’è, non serva a niente - e in particolare non serva a garantire la millantata sicurezza - non lo dicono le anime belle che vorrebbero abolirlo, lo dicono i numeri: fra chi sconta la sua intera pena in carcere, la stima del tasso di recidiva è del 70%, percentuale che scende al 20 tra chi accede a misure alternative e precipita al 7 (secondo alcune stime addirittura al 2) per chi lavora durante l’esecuzione della pena. In un’epoca in cui tutti si appellano al realismo politico, il vero realismo imporrebbe dunque - numeri alla mano - se non addirittura l’abolizione del carcere, certamente una radicale depenalizzazione dei reati. Esattamente il contrario di quello che sta accadendo”.

Il carcere peraltro non è sempre esistito, e non è nemmeno “naturale”: si tratta di un’invenzione storica, un’istituzione giuridica modellata nel tempo da culture, poteri e strutture sociali. Come mostra Stefano Anastasia, la sua funzione non è mai stata fissa: pena, disciplina, contenimento, deterrenza, rieducazione, ogni epoca ha investito la reclusione di un compito diverso. E non è costituito solo da norme e regolamenti. È anche spazio concreto: Marella Santangelo ci accompagna quindi in una riflessione sull’architettura della punizione, dai sotterranei medioevali al Panopticon dei Bentham, fino alle carceri moderne.

Una seconda parte del volume è dedicata alla situazione carceraria attuale nel nostro paese. Come ricostruisce Massimo Congiu, sovraffollamento, degrado strutturale, scarsità di attività trattamentali e carenze di personale rendono l’esperienza detentiva una quotidianità disumanizzante. Ma chi popola le carceri italiane? Francesca Vianello analizza la composizione sociale della popolazione detenuta e mostra come la stretta penale sulle fasce più fragili - immigrati, consumatori di droghe, poveri - rifletta la debolezza del welfare e la violenza di leggi che, da decenni, producono carcere più che giustizia. È una repressione selettiva, che si accanisce sempre di più sui fragili. A raccontare cosa significhi vivere “dentro” sono poi tre ex detenuti le cui voci sono state raccolte da Marianna Gatta e Filippo Zingone: una testimonianza cruda, che attraversa psicofarmaci, solitudine, mancanza di prospettive, e che prosegue anche oltre le sbarre, nel vuoto del reinserimento. La reclusione peraltro non logora solo chi la subisce: Antonello Azzarà riflette sulla condizione della polizia penitenziaria, intrappolata anch’essa in un sistema che esaspera i conflitti e svuota le relazioni.

Nella sezione “A più voci” abbiamo raccolto le riflessioni di intellettuali, giuristi ed esperti a cui abbiamo chiesto di ragionare attorno al tema del reato e della pena. Vi si trovano i contributi di: Silvia Albano, Riccardo De Vito, Iacopo Benevieri, Carla Ciavarella, Ilaria Cucchi, Alessandro De Giorgi, Luigi Ferrajoli, Luigi Manconi, Federica Resta, Mauro Palma, Tamar Pitch, Fabio Roia, Claudio Sarzotti, Luca Tescaroli.

Ma come si articola il sistema sanzionatorio italiano e quali sono i suoi obiettivi? E, soprattutto, l’esecuzione concreta della pena è conforme alla Costituzione? Lucia Castellano offre uno sguardo al sistema penale e penitenziario, tra princìpi normativi, consuetudini applicative e buone pratiche possibili. Alle prospettive abolizioniste in materia carceraria è dedicato invece l’approfondimento di Valeria Verdolini, la quale si interroga sulla possibilità o meno di riformare il carcere e sulle condizioni alle quali l’abolizione del carcere è concretamente pensabile.

Su quel regime di detenzione amministrativa che ormai da qualche decennio, nel nostro paese e non solo, si affianca alle carceri “tradizionali” e che ha un ruolo centrale nelle politiche di controllo delle persone migranti, si concentra l’analisi di Annapaola Ammirati e Adelaide Massimi, che ricostruiscono la storia e l’evoluzione di questo istituto mostrando come, ben al di là delle finalità esplicite, la detenzione sia un dispositivo di disciplinamento delle persone migranti e di selezione della mobilità.

Al caso più eclatante di incarcerazione di massa - quello statunitense - è dedicato invece l’articolo di Elisabetta Grande, che spiega come le ragioni di tale esplosione siano individuabili facendo riferimento a tre piani diversi, ma fra loro strettamente interconnessi: il piano politico, quello giuridico e (soprattutto) quello economico. Tutti insieme hanno lavorato e tuttora lavorano ai danni dei soggetti socialmente più deboli, nell’interesse del capitale e in particolare delle grandi corporation.

Tre dialoghi arricchiscono poi il volume. Nel primo - curato da Ludovica Cherubini Scarafoni - Gherardo Colombo, Andrea Pugiotto e Antonia Menghini si confrontano sulla pena e sulla sua finalità, nella speranza che un giorno per il carcere si possa dire ciò che il teologo von Balthasar sosteneva per l’inferno: “Esiste, ma è vuoto”. Nel secondo i filosofi Gloria Origgi e Andrei Poama ripercorrono i mutamenti storici e normativi della nozione di reato, tra torto pubblico, responsabilità individuale e contesto sociale. Nel terzo, infine, a cura di Ingrid Colanicchia, Paola Di Nicola Travaglini e Giorgia Serughetti si confrontano sul reato di femminicidio, di recente introduzione nel codice penale: si tratta di un passo avanti che finalmente rompe l’assetto di potere alla base del diritto penale o di una sorta di simulacro, che agirà come dispositivo di saturazione dell’azione pubblica nei confronti di questo fenomeno?