di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 3 settembre 2024
Le notizie degli eccidi di Gaza e i genocidi in Ucraina ci confermano la presenza di una malattia dello spirito che sembra stia contagiando il mondo come una pandemia. Se credessi alle stelle direi che stiamo passando un periodo in cui ci osservano dal cielo con antipatia e si divertono a metterci nei guai. Amici cari si sono ammalati di cancro, un amico è andato a suicidarsi in Svizzera, tantissimi, anche giovani, girano col tutore al ginocchio improvvisamente uscito di senno, a mia volta, mi sono rotta il polso e ho preso una tale botta cadendo sulle pietre che cammino zoppicando. Solo a Pescasseroli, paese abruzzese di 2.000 abitanti, si contano in questi giorni otto braccia rotte.
Ma non ci sono soltanto gambe e braccia spezzate. La notizia di quel ragazzo che ha ucciso a coltellate una giovane donna che correva di sera, senza una ragione comprensibile mi fa pensare che qualcosa si sia spaccata anche nel cuore e nella testa di molte persone che non riescono più a vedere nell’altro un essere umano. Le notizie degli eccidi di Gaza e i genocidi in Ucraina ci confermano la presenza di una malattia dello spirito che sembra stia contagiando il mondo come una pandemia. Al tempo del Dio biblico avremmo parlato di una punizione esemplare, un diluvio universale che cacci dalla terra i troppi uomini che hanno perso il senso delle cose.
Ma il Dio della Bibbia era severissimo e non faceva distinzioni. Di fronte alle malefatte umane non si tratteneva dal fare affogare nel mare da lui creato tutti gli esseri umani, anche i bambini innocenti. Salvava solo un uomo, Noè, dichiarando “È venuta per me la fine di ogni uomo perché la terra, per causa loro è diventata carica di odio e di violenza... ecco io li distruggerò questi uomini assieme alla terra”.
Ma probabilmente non si tratta né di stelle maligne né di un Dio offeso e vendicativo, ma di un momento di paura e di confusione che porta alla voglia disperata di autodistruzione. Quasi una ricerca di senso nell’affogare tutti insieme dentro un mare rabbioso e letale. Io non posso che sperare che il nuovo Noè sia una persona caritatevole e, assieme agli animali, decida di salvare sull’Arca tante persone sincere e oneste che amano la vita e non provano odio.











