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di Irene Famà

La Stampa, 20 febbraio 2025

Nel gennaio 2023 Donzelli riportò alla Camera i contenuti di alcuni colloqui avvenuti nel carcere di Sassari ricevuti dal sottosegretario. L’anarchico Alfredo Cospito era nel pieno dello sciopero della fame. Recluso al 41 bis in Sardegna, si diceva pronto a lasciarsi morire per combattere il carcere duro e l’intero sistema. Era a processo per un attentato a una caserma dei carabinieri e il mondo politico era diviso: sì, merita il carcere duro. No, il 41 bis è un’aberrazione. Alcuni esponenti dell’opposizione vanno a trovarlo. E il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro finisce a processo per rivelazione di segreti d’ufficio.

La vicenda risale al 31 gennaio 2023, quando il deputato di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli riporta alla Camera i contenuti di alcune registrazioni di colloqui avvenuti nel carcere di Sassari dove Cospito era detenuto prima di essere trasferito al penitenziario di Opera per motivi di salute. Durante l’ora d’aria, l’anarchico libertario parlava con boss di camorra e ‘ndrangheta dell’importanza di sfidare lo Stato così da portarlo a modificare la misura detentiva. Quei documenti, ritenuti riservati, finirono alla Camera. Secondo l’accusa, Delmastro si è procurato quelle registrazioni e ha fatto in modo che l’amico e il compagno di partito le rendesse pubbliche per attaccare i parlamentari dem che avevano fatto visita a Cospito - Debora Serracchiani, Walter Verini, Andrea Orlando e Silvio Lai - accusandoli di vicinanza ai clan. “Voglio sapere se questa sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi con la mafia!”, tuonava.

La procura aveva chiesto l’archiviazione del caso, ma il gip l’aveva respinta ordinando l’imputazione coatta e facendo imbestialire i vertici di Fratelli d’Italia. Al punto che Palazzo Chigi aveva fatto uscire la famigerata velina anonima che contestava a “una fascia della magistratura” di aver “scelto di svolgere un ruolo attivo di opposizione inaugurando anzitempo la campagna elettorale per le elezioni europee”. I magistrati romani avevano quindi ottemperato all’ordine del giudice, formulando la richiesta di rinvio a giudizio. E oggi è il giorno della requisitoria dei magistrati.

Tutto si gioca su due elementi: natura segreta o meno dell’atto interno al ministero, consapevolezza del segreto da parte di Delmastro. Il ministro della giustizia Carlo Nordio, in un’informativa alla Camera all’inizio di febbraio 2023, aveva provato a chiudere il caso. Secondo lui i documenti su Cospito erano “a divulgazione limitata ma non coperti da segreto” poiché “la materia esula dal segreto di Stato e dalla classificazione di segretezza”. La tesi difensiva era però stata smontata dalla Procura. Che aveva ricostruito il regime giuridico degli atti del ministero. Concludendo per la segretezza di quello rivelato da Delmastro, e quindi per l’esistenza oggettiva del reato. Ma chiedendone in ogni caso l’archiviazione “non potendo escludere” l’inconsapevolezza del sottosegretario di commetterlo. La vicenda è comunque finita a processo.