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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 21 febbraio 2025

La vicenda. Dopo la visita di una delegazione dem all’anarchico arrivarono gli assurdi teoremi di Fdi. Chi sta al 41 bis ha la “dama di compagnia”. È questo il nomignolo che gli ospiti della sezione più dura delle galere danno alla persona con cui trascorrono l’ora di socialità. Per forza di cose si tratta sempre di detenuti nelle stesse condizioni, cioè a loro volta al 41 bis, dunque a stragrande maggioranza condannati per mafia. Già perché dei circa 750 ristretti sotto questo regime, ci sono solo appartenenti ai clan, a parte i tre neobrigatisti d’inizio millennio mai pentiti né dissociati. E l’anarchico Alfredo Cospito, le cui “dame di compagnia” sono state, tra gli altri, il boss della ‘ndrangheta Francesco Presta e il camorrista Francesco Di Maio. Sono le conversazioni avute con loro ad essere finite nei documenti citati da Donzelli alla Camera il 31 gennaio del 2023.

Nel carcere di Sassari, dunque, un giorno Presta incoraggiò Cospito ad insistere nella sua battaglia - lo sciopero della fame - contro il 41 bis: “Devi mantenere l’andamento, vai avanti”. E l’anarchico rispose: “Fuori non si stanno muovendo solo gli anarchici, ma anche altre associazioni. Adesso vediamo che succede a Roma”. La conversazione venne captata dal Gom (il Gruppo operativo mobile della penitenziaria) e trasmessa al Dap che, come da prassi, stilò una relazione e la inviò al gabinetto del ministero della Giustizia. In tutta evidenza, Cospito si stava riferendo alle tante manifestazioni in suo sostegno alle quali non parteciparono solo anarchici ma anche diversi esponenti della società civile colpiti dalla storia dell’anarchico trattato come un capomafia. Giovanni Donzelli utilizzò queste frasi per sostenere che la delegazione del Pd andata a far visita a Cospito nel carcere di Sassari (Andrea Orlando, Debora Serracchiani, Walter Verini e Silvio Lai) fosse complice di un nascente sodalizio tra anarchici e mafiosi. Durante il processo romano, il deputato di Fdi ha sostenuto di aver appreso queste notizie da Delmastro, peraltro suo coinquilino, che però non gli avrebbe mostrato alcun documento ma gli avrebbe raccontato i fatti citando a memoria, avverbi compresi, le conversazioni avvenute nel carcere di Sassari. Il sottosegretario, in tutto questo, ha sempre ribadito che non si trattava di documenti segreti. Versioni che non hanno in alcun modo convinto l’ottava sezione penale del tribunale di Roma.