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di Antonella Mascali e Valeria Pacelli

Il Fatto Quotidiano, 23 febbraio 2023

Il ministro minaccia un conflitto di attribuzione Ecco la circolare Dap del 2019 su cui si basano le accuse al sottosegretario. Dopo gli attacchi generali ai pm, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, passa a quelli specifici e alza ancora il tiro. Ieri, alla Camera, ha fatto un chiaro riferimento all’inchiesta dei magistrati di Roma che stanno indagando per rivelazione di segreto d’ufficio il sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove di FdI, dopo che il collega di partito, Giovanni Donzelli, ha riportato in aula una serie di conversazioni tra l’anarchico Alfredo Cospito e alcuni detenuti al 41-bis come lui. Colloqui contenuti in una relazione del Dap, richiesta dal sottosegretario.

Per difendere la poltrona di Delmastro, il ministro dice che non può essere la magistratura a decidere se questo documento sia segreto. “Spetta al ministero definire la qualifica degli atti dei quali si sta parlando”, ha detto ieri. E lo ha già ribadito più volte in queste settimane: per lui non c’è alcuna riservatezza, quindi i magistrati devono alzare le mani altrimenti “potrebbe crearsi una problematica che potrebbe e dovrebbe essere risolta in un’altra sede”. Ossia davanti alla Corte costituzionale dove si discutono i conflitti di attribuzione.

Il messaggio di Nordio alla Procura di Roma parte durante la risposta a un’interrogazione parlamentare dei deputati M5S, primo firmatario l’ex procuratore Federico Cafiero de Raho, su cosa stesse facendo per rimuovere dal suo incarico Delmastro. Proprio nulla dato che Nordio ribadisce: quell’informativa “non era segreta”. E così, durante il suo intervento, il ministro avvisa i pm romani: “Siamo rispettosissimi e attendiamo con fiducia l’esito dell’indagine che riguarda Delmastro, però se la qualifica della segretezza o meno dell’atto non dovesse più dipendere dall’autorità che forma il documento, cioè il ministero, ma dovesse essere devoluta all’interpretazione della magistratura, potrebbe crearsi una problematica che dovrebbe essere risolta in un’altra sede”. Ovviamente le dimissioni di Delmastro non sono in agenda: “È un’aspirazione velleitaria e metafisica che un’informazione di garanzia debba portare alle dimissioni - ha aggiunto il Guardasigilli. Se così fosse sarebbe la magistratura a decidere” il destino dei parlamentari: “Oggi tocca a Delmastro, domani potrebbe toccare a ciascuno di voi”.

Le dimissioni non sono per l’indagine penale, ribatte Cafiero, ma per “il comportamento scorretto”. L’ex magistrato si dice “deluso” dal ministro anche per la mancanza nelle risposte della “lealtà che vuole la Costituzione” e aggiunge che quelle informazioni sui colloqui di Cospito sono state usate “per attaccare avversari politici”. Il riferimento è a Donzelli, che in aula, dopo la lettura dei colloqui di Cospito, poiché una delegazione parlamentare del Pd era andata a visitare l’anarchico in sciopero della fame, si era spinto a dire: “Voglio sapere se la sinistra sta con lo Stato o con i terroristi?”.

Intanto parallelamente al dibattito politico di queste settimane proseguono, nel massimo riserbo, le indagini della Procura di Roma dove Delmastro è indagato. Il nocciolo dell’inchiesta riguarda un aspetto: il documento che conteneva le conversazioni di Cospito con alcuni detenuti era segreto o meno? Il sottosegretario ne poteva parlare al collega Donzelli?

Nei giorni scorsi Nordio ha spiegato che si trattava di “una scheda di sintesi del Nic (Nucleo investigativo centrale della polizia penitenziaria, ndr)…”, e che i documenti avevano la dicitura “a limitata divulgazione”, formulazione “inidonea a connotare il documento come atto classificato”. Impostazione che non sembra condivisa dai pm romani.

Nel capo di imputazione a Delmastro inoltre si fa riferimento a una circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del 2019. Secondo quanto risulta al Fatto sarebbe quella del 19 dicembre di quell’anno firmata dall’allora capo del Dap, Francesco Basentini. Si tratta di una circolare che interviene sul protocollo “Calliope”, un sistema informatico di gestione documentale che in sostanza riguarda l’utilizzo di una posta elettronica certificata per inviare e ricevere documenti all’interno dell’amministrazione. A un certo punto, anche per la divulgazione di notizie sui giornali, Basentini decide di scrivere la circolare, ora all’attenzione dei pm, che riguarda i “nuovi registri di ‘limitata divulgazione’”.

Vi era infatti la necessità di garantire, esplicitamente, che non circolassero determinate categorie di atti perché il protocollo informatico “Calliope” non prevedeva una gestione documentale riservata. La circolare dunque elenca gli atti che devono essere contenuti nei registri a “limitata divulgazione” e tra questi, ad esempio, si fa riferimento anche alla legge n. 241 del 1990 che riguarda i documenti per i quali è escluso il diritto di accesso. In ogni modo, per gli investigatori, potrebbe essere proprio questa circolare a conferire segretezza al documento al centro dell’indagine.

Quando è stato interrogato nei giorni scorsi Delmastro ha respinto le accuse: davanti ai magistrati ha infatti ribadito di aver agito nella legalità, che non vi era alcun contenuto riservato. Vedremo se ha convinto i pm. Per i quali adesso potrebbe aprirsi un nuovo fronte: quello del conflitto di attribuzioni di poteri davanti alla Consulta. O almeno così pare aver fatto intendere ieri il ministro Nordio.